Ci chiamavano banditi

Non siamo stati né tu né io a volere questa guerra, ad adoperare per primi i suoi metodi. Però ci siamo dentro, e perché combattiamo? Perché finisca e perché dopo venga un mondo senza più guerre. La guerra non la si può rendere più “umana”, non si può pensare di renderla molto migliore di quella che è. La morte del nemico è sempre morte, che differenza c’è se la si ottiene con le pallottole, o con le bombe, invece che con i gas asfissianti? Non c’è che una soluzione: abolirla, creare un modo di vivere diverso, un mondo in cui non si debba più ricorrere alla guerra per risolvere i problemi di un popolo.

La guerra partigiana è stata vinta, le guerre non sono state abolite, i fascisti non hanno mai lasciato il potere, e come canta anche Giorgio Canali: Non dovevamo fermarci!

Oggi è il 25 aprile, e mi sembra giusto celebrare questa giornata parlando di Ci chiamavano banditi di Guido Petter.

E’ il racconto, autobiografico, in prima persona, di un ragazzo di 17 anni che lascia Milano nell’ultimo inverno di guerra per unirsi alle formazioni partigiane dei monti della Val d’Ossola, dai primi rapporti con i partigiani “anziani”, alle prime azioni fino al ritorno a Milano nei giorni della vittoria con il racconto di Piazzale Loreto.

Giunti lo ha pubblicato nella sua collana Junior, in quarta di copertina si parla di un libro per ragazzi di 11/13 anni, secondo me è un bellissimo romanzo adattissimo a tutti che spero comunque di far leggere ai miei di ragazzi.

Su Anobii 4 stelline.

Intanto, mentre wordpress pubblica questo post, sono in montagna con la mia famiglia a fare una passeggiata sui sentieri resistenti.

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