Respiro Corto

Noi siamo quelli che ammazzano i genitori per andare alla gita degli orfani.

Mi aspettavo di più da questo Respiro Corto di Massimo Carlotto.

Ottima l’idea di presentare il crimine internazionale moderno, per dimostrare come le mafie non siano più quelle di una volta, come debbano essere moderne se vogliono stare al passo col tempo.

La loro ambizione era correre più veloce di tutti. Inebriati dal respiro corto della sfida.

La criminalità organizzata rappresentata nel romanzo non è più composta solo da gangster ignoranti e dal narcotraffico, ma anche da giovani spregiudicati usciti dalle migliori università internazionali.

Per Carlotto naturalmente non esistono il bianco e il nero, ma un’enorme zona grigia dove anche i buoni hanno un buon motivo per essere cattivi, dove i nostri eroi hanno il sogno di fottere tutti coloro che li avevano fottuti fin da quando erano nati.

Alla fine però il personaggio per me più simpatico è quello forse più cattivo di tutti, l’unico che ha fatto una brutta fine.

Il risultato mi è sembrato un po’ scarso, personaggi e intreccio troppo semplici e scontati.

Proverò a leggere altro di Carlotto, magari lo metto alla prova sul mio terreno preferito: il romanzo storico.

Su Anobii 2 stelline.

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