Io sono la guerra

Gli Italiani in mezz’ora hanno già cambiato bandiera.

La scritta in copertina recita: Il romanzo che inventa il nuovo modo di raccontare la storia.

Di romanzi storici ne ho letti tanti, ed ho letto anche tanti libri di storia soprattutto di storia della seconda guerra mondiale, effettivamente Adelchi Battista, con questo suo Io sono la guerra, inventa qualcosa di nuovo.

Siamo nel 1943, nell’estate del 1943, l’anno decisivo per l’Italia in guerra e per il fascismo, il romanzo inizia il 23 giugno e termina il 25 luglio.
In realtà non si può dire che ci siano un inizio ed una fine.
E’ come se ad un certo punto si inizino ad osservare i fatti, tutti assolutamente reali e documentati, come se una telecamera si fosse accesa il 23 giugno e giorno per giorno, quasi minuto per minuto, avesse iniziato ad osservare e registrare quello che accade nei luoghi della guerra. Si passa dal quartier generale di Hitler ai campi di battaglia della Sicilia, da palazzo Venezia al campo di sterminio di Auschwitz, dall’ufficio di Churchill alla steppa russa, dalle strade bombardate di Roma all’ambasciata italiana a Berlino.

La storia si conosce, in quel mese gli Alleati sbarcano in Sicilia e bombardano Roma, i Tedeschi tentano inutilmente un’altra offensiva in Russia ed il regime fascista crolla definitivamente.
Scopriremo le motivazioni che portarono gli angloamericani a fare le loro scelte e soprattutto vedremo da vicino, da molto vicino la fine del Fascismo.

La storia non si può raccontare in modo neutro, anche se questo sembra il modo più neutro, ma è inevitabile che la scelta di cosa e come raccontare rimane sempre dell’autore.

Alla fine l’idea che rimane è che Mussolini sia un inutile idiota schiavo del ruolo che si è creato e che gli americani siano i soliti cowboy spregiudicati, legati a doppio filo con la Mafia.

Lo scopo della guerra non è morire per il Paese, ma fare in modo che il nemico bastardo muoia per il suo.

Il perdente è Mussolini, il fascismo esce sconfitto dalla storia a testa alta e l’unico eroe del romanzo è il gerarca Dino Grandi.

Finalmente il gran fascio littorio di cemento si stacca dalla parete del prefabbricato, precipita sull’asfalto e con un suono sordo si disgrega d’incanto in milioni di granelli di sabbia.

Forse non tutto è condivisibile.

Su Anobii 5 stelline.

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