Non buttiamoci giù

non buttiamoci giù Sembrava proprio un messaggio di Dio. Vabbè, era una delusione che tutto quel che Dio aveva da dirmi fosse, tipo, Buttati giù dal tetto, ma non potevo fargliene una colpa. Che altro avrebbe dovuto dirmi?

E’ sempre un piacere leggere un romanzo di Nick Hornby.

Si potrebbe dire che questa era la storia di quattro persone che si sono incontrate perché erano infelici, e hanno voluto aiutarsi l’un con l’altra.

Quattro persone che non si conoscono e non hanno nulla in comune, si ritrovano sul tetto di un palazzo di Londra la notte di capodanno, con l’intenzione di suicidarsi buttandosi di sotto. Non lo faranno naturalmente, ma nascerà tra loro una strana amicizia.

Passiamo tutti tanto tempo senza dire cosa vogliamo perché sappiamo di non poterlo avere. E perché sembrano robe rozze, o ingrate, o sleali o infantili, o stupide. O anche perché siamo talmente disperati da fingere che le cose stiano come devono essere, e sembra una mossa falsa confessare a noi stessi che non lo sono.

Ogni protagonista si alterna nel racconto in prima persona della vicenda, così che si ha sempre tutto narrato da più punti di vista.

Bellino, come sempre.

Su Anobii 4 stelline.

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10 commenti su “Non buttiamoci giù

  1. Mohawk ha detto:

    Non posso far passare un mese da quando finisco un libro a quando ne scrivo la mia opinione, mi perdo troppe cose che mi erano venute in mente e che non mi sono appuntato.
    Scusate, cercherò di non farlo più.

  2. luna ha detto:

    Sai che mi sembra davvero carino?Non conosco questo autore….magari leggerò qualcosa..
    Ti va di passare nel mio ultimo post?
    Ti aspetto.
    Luna

  3. Io lo lessi ann fa, è carino sì ma mi aspettavo molto di più, anchese in genere con Hornby per me è sempre così. Sono esigente, mi sa.

    • Mohawk ha detto:

      Il problema è che il primo romanzi di Hornby che ho letto è stato Alta Fedeltà, dopo di quello tutto il resto non può che essere peggio. Però è comunque sempre piacevole.

      • Io l’ho letto Alta fedeltà e me lo ricordo a malapena, significa che non mi ha lasciato molto. Te l’ho detto è uno scrittore che non mi dispiace, ma non lo trovo straordinario….senza infamia nè lode

  4. flofflo ha detto:

    A me Hornby piace, ma questo è il suo romanzo che mi è piaciuto meno….

    • Mohawk ha detto:

      Ecco, dovrei riscrivere la stessa risposta che ho appena dato al commento qui sopra di Calipso, non ti offendi se ti dico di leggere quella, vero? 🙂

  5. germogliare ha detto:

    Lo lessi anni fa, regalatomi proprio perché a tema con il mio mal-essere del momento, ricordo che lo lessi piacevolmente, interessante nello svolgimento della narrazione, e mi fece anche sorridere.E’ delicato, non di grandi pretese. Un saluto

  6. Gabriele ha detto:

    Hornby rimane uno dei miei autori preferiti. Ogni suo romanzo è un percorso nella vita di persone comuni che poi, a guardarle bene, di comune non hanno tutto! Questo l’ho trovato piacevole…con un finale che ti lascia “un po’ così”, come spesso accade coi suoi romanzi. Di alcuni suoi libri restano più famose le trasposizione cinematografiche (Febbre a 90°, About a boy, Alta Fedeltà), ma sono tutti “romanzetti” da leggere. L’ultimo “E’ nata una star?”, di cui è uscito un film italiano con la Litizzetto lo scorso anno, si legge in un’ora!
    Da saltare un po’ a pie’ pari (secondo me) invece altri testi che si appoggiano su eventi e persone per lo più sconosciute a noi italiani (mi riferisco a “Il mio anno preferito” o “Una vita da lettore”)

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