Libera Baku Ora

LIbera baku OraLe parole scritte per riportare discorsi raramente suonano. La gente non esiste. È un’astrazione, il prodotto millenni di cultura e condizionamenti. Non reagisce mai come ci si aspetta reagirebbe la gente. Non ha occhi, nè orecchie. Siede quasi tutta davanti al televisore, e le parole esortano, rassicurano, elevano, indicano prospettive, ammoniscono. Le parole sortiscono il loro effetto, e la macchina dell’esistente opera per cattura, per vincolo e legame magico.
Libera Baku Ora!

Perché non è detto assolutamente che ogni libro che abbia scritto un Wu Ming debba per forza essere un capolavoro.

Grazie ai potenti mezzi di cui ora dispongo (un tablet cinese), posso finalmente leggere libri usciti dai cataloghi o difficilmente reperibili in biblioteca, che però si trovano facilmente in rete.

Questo è stato il turno di Libera Baku Ora, scritto da Wu Ming 5 nel lontanissimo 2ooo quando non faceva ancora parte del collettivo e si firmava Riccardo Pedrini.

Romanzo distopico, ovvero ambientato in un futuro prossimo non migliore del nostro presente. Siamo nel 2020, l’Italia è retta da una specie di dittatura che ideologicamente si basa su quello che si definisce Retta Coscienza. Una dittatura del volemose bene italico dove tutti amano il presidente, dove il presidente ama tutti, dove tutti sono più o meno liberi di fare ciò che vogliono, dove puoi scegliere se lavorare o no, dove non hai buoni motivi per pensarla diversamente dalla massa, ma se lo fai diventi un Contrario, dove la capitale d’Italia è a Bologna, dove il partito unico al potere si chiama Movimento.

L’esercito è composto dalle Guardie d’assalto, invincibili e unite tra loro da collegamenti empatici, la polizia è invece composta dalle Guardie del Popolo.

Se un guerriero è un’arma, e dell’arma conserva tutta la terribile nobiltà, la sudicia grandezza, uno sbirro non è che uno strumento, come una zappa o un cavatappi, o un clistere, un tristo operaio della violenza e della repressione. Uno sbirro allude sempre alla resistenza del materiale umano che deve pestare per lavoro, per ottenere un salario. […] Quando si rompono teste con il bastone molla, non è che il sangue zampilli. La testa si rompe, il sangue cola. Ecco tutto. Non è il taglio della spada, il foro mortale di un proiettile, una festosa esclusione. È una morte sconcia e orribile. Una mattanza, lavoro da sbirri.

Il romanzo è scritto bene, proprio come piace a me, del resto è stato un Wu Ming a scriverlo, ma non scorre bene come dovrebbe, soprattutto la seconda parte mi è sembrata pesante ed interminabile. Ci sono citazioni di filosofia orientale  innumerevoli come i granelli di sabbia del Gange, troppe per i miei gusti, non perché la disprezzi, ma perché non ho gli strumenti per capirla come si dovrebbe.

I suoni sembravano rimbalzare entro una cappa di piombo, che rifletteva i pensieri e le sensazioni, e li mandava in risonanza, in un effetto Larsen psicologico.

Nei suoi lavori solisti Wu Ming 5 non mi convinse neanche col suo Free Karma Food, devo terminare la sua trilogia con Havana Glam, prossimamente su questi schermi.

Su Anobii 3 stelline.

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