Novantatré

NovantatréNelle guerre civili la peggiore è la migliore. La bontà di una guerra si giudica dalla quantità di male che produce.

Novantatré è un romanzo tra i meno ricordati di Victor Hugo, l’ultima opera che scrisse nel 1874.

Siamo naturalmente nel 1793, in piena Rivoluzione francese, nel suo anno decisivo. Nella zona della Vandea, a nord-ovest della Francia tra Bretagna e Normandia, scoppia una rivolta controrivoluzionaria ad opera di popolani e contadini, guidati da nobili fuggiti in Inghilterra, che vogliono il ritorno alla monarchia e la restaurazione del vecchio regime.

Bisogna annoiare il nemico, disputargli il mulino, il cespuglio, il fosso, il ciottolo; bisogna provocarlo, trarre vantaggio da tutto, avere l’occhio su tutto, massacrare molto, dare esempi su esempi, non avere sonno né pietà.

In una zona di foreste impenetrabili, la Vandea rischia di trasformarsi nel Vietnam dei Giacobini i tre protagonisti del romanzo, legati tra loro da rapporti di affetto e parentela, giocheranno la loro partita. Un vecchio nobile guida i ribelli, il suo giovane nipote è al comando di un battaglione di soldati rivoluzionari che hanno come commissario politico un ex prete e precettore del giovane. Compito dei rivoluzionari è naturalmente quello di fermare la rivolta, con qualsiasi mezzo.

Victor Hugo racconta la Rivoluzione francese raccontandoci un’altra storia, ponendo il lettore di fronte a quello che è il dilemma principale di ogni rivoluzione, ovvero il rapporto tra ciò che è giusto dal punto di vista rivoluzionario e ciò che è invece giusto dal punto di vista umano e morale. L’autore non dice una parola definitiva, lascia al lettore la possibilità di trarre le sue conclusioni.

Questo ’93 in cui siamo incarna la rivoluzione. La rivoluzione ha un nemico, il vecchio mondo, ed è con esso spietata, al modo stesso che il chirurgo ha un nemico, la cancrena, ed è con esso spietato. […] Pratica alla civiltà una profonda incisione, dalla quale scaturirà la salvezza del genere umano.

Nel nostro romanzo abbiamo un cattivo che è cattivissimo ma che è comunque capace di un estremo atto di umanità, un buono idealista ed un buono pragmatico.

Ed in estrema sintesi il nostro dilemma diventa: Un cattivo rimane cattivo anche se compie un ultimo gesto di bontà? Ma i buoni devono comunque uccidere tutti i cattivi? Se i buoni uccidono i cattivi, cessano di essere buoni?

I severi sono degli sventurati. Chi vede i loro atti li condanna, chi scorgesse la loro coscienza li assolverebbe.

E soprattutto, la rivoluzione si può compiere senza che i buoni uccidano i cattivi?

Tutto ciò che è grande ha un suo sacro orrore. Ammirare i mediocri e le colline è cosa facile; ma ciò che è troppo alto, tanto un genio quanto una montagna, tanto un’assemblea quanto un capolavoro, spaventa, se visto troppo da vicino.

Ambientato quasi completamente nelle foreste vandeane, solo pochi capitoli ci portano nella Parigi rivoluzionaria e ne danno un quadro illuminante.

Fantastico il capitolo che Hugo ambienta in un retrobottega immaginando un incontro a tre tra Robespierre, Marat e Danton.

Così parlavano quei tre uomini formidabili. Disputa di tuoni

Vero colpo di genio letterario è poi il capitolo che vede protagonisti i tre bambini. L’autore li immagina alle prese con un volume della biblioteca dove sono rinchiusi e tutta la scena è vista con i loro occhi. La sorte di questi tre bambini sarà la chiave del finale della nostra storia.

Dovessero morire così, ucciderei Dio! […] Hanno così poco diritto all’inferno, i bambini, che, se lo vedessero, lo ammirerebbero.

Scrittura ottocentesca ma piacevolissima, pesante solo in alcuni capitoli dove Victor Hugo si dilunga in interminabili elenchi che distolgono un po’ dallo svolgimento della vicenda.

Ho letto questo romanzo, dietro consiglio dei Wu Ming, per entrare nel clima rivoluzionario in attesa dell’uscita de l’Armata dei Sonnambuli e dopo aver ascoltato la presentazione di Novantatré che i Wu Ming stessi fecero nel 2012 (scaricabile qui in podcast) e che ho riascoltato adesso per trovare qualche spunto in più per scrivere queste mie poche righe.

Il ’93 è la guerra dell’Europa contro la Francia e della Francia contro Parigi. E che cosa è la rivoluzione? La vittoria della Francia sull’Europa e di Parigi sulla Francia. Da ciò l’immensità di quello spaventevole minuto, ’93, più grande di tutto il resto del secolo.

Su Anobii 5 stelline.

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4 commenti su “Novantatré

  1. luna ha detto:

    Questo mi manca! Bello!!!!
    Luna

  2. Grandissimo Hugo! Questo romanzo però non l’ho ancora letto, sembra davvero molto interessante

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