Il senso della frase

Il senso della fraseNon so sciare, non so giocare a tennis, nuoto così così, ma ho il “senso della frase”. Il senso della frase è Privilegio poiché, se lo possiedi, permette a una tua bugia di essere, se non creduta, almeno apprezzata. Nel caso poi, una volta tanto, tu ti decida a dire la verità, quella vera, quella che puzza perché non si lava con gli eufemismi, quella brutta perché non si ritocca né si abbellisce con la chirurgia estetica del ricordo, nel caso tu dica la verità, la verità pelosa, la verità arrapata, se possiedi il senso della frase la verità avrà un aspetto un po’ puttanesco eppure di classe di una bella menzogna.

In questi anni ho letto tutto del buon Andrea G. Pinketts, milanese doc che scoprii proprio quando ancora abitavo a Milano, una vita fa. Ho letto tutto e l’ho letto con passione calante, perché mi è sempre sembrato che scrivesse sempre le stesse cose.
Ed allora ho deciso di rileggere quello che è considerato il suo capolavoro ed il manifesto della sua poetica, questo Il Senso della Frase, pubblicato quasi vent’anni fa, nel 1995.

I suoi romanzi rientrano nella categoria dei Noir, genere del quale è ritenuto uno degli esponenti più interessanti, ma in realtà la trama è sempre solo un pretesto per fargli raccontare aneddoti della sua vita mascherati da avventure capitate al suo eroe Lazzaro Santandrea e per fargli dipingere in modo magistrale personaggi solo all’apparenza surreali.

Era stagliato lì, di fronte all’autosalone, dentro una tuta di pelle nera da centauro. La moto posteggiata di fronte alle vetrine, irrideva i BMW esposti, come un coltello da sub sfotte un kalashnikov scarico.

La trama è talmente solo un pretesto che ho finito di leggere questo romanzo da pochi giorni e già non ricordo quasi più di cosa parlava, di chi era l’assassino, del fatto che forse non c’era neanche un assassino. Ma non importa, sono state 250 pagine divertenti, uno spaccato della Milano degli anni ’90, della Milano che un po’ ho vissuto anch’io.

Pinketts ha il senso della frase, sa come usare le parole, sa come costruire frasi ad effetto e come giocarci per spiazzarti quasi ad ogni riga.

Mentre mi stavo vigorosamente lavando i denti per vedere sangue dalle gengive, il telefono squillo. Insistere con uno spazzolino extra strong sulle gengive per farle sanguinare è una forma di suicidio da codardo: tempo cinque anni e sarei morto dissanguato.

Alla fine è vero, scrive sempre le stesse cose, ma le scrive bene ed è sempre un piacere leggerle.

Su Anobii 4 stelline.

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