Evelina

da L’Armadio della Vergogna, di Franco Giustolisi

Sant’Anna di Stazzema, 12 agosto 1944. Alle tre di notte fu sicura che il suo terzo figlio stava per nascere. Il marito era fuori casa da qualche ora per badare alle bestie. Allora Evelina Berretti Pieri prego una vicina di chiamarne la levatrice. Ma fu più veloce la colonna del capitano Antonio Galler. Prima di arruolarsi nelle SS costui faceva il fornaio. Ma cambio mestiere: fu lui a far da ostetrico. O uno dei suoi uomini. L’ex rabbino di Roma Elio Toaff, sfollato da quelle parti, corse a vedere cos’è successo a Sant’Anna. Sulla piazza della chiesa c’era un cumulo di cadaveri (poi, solo lì, ne conteranno 132) bruciati. Nella penombra della sera intravide una donna seduta su una sedia. Era Evelina. L’avevano sventrata. Il feto di quel piccolo essere mai nato, ancora legato alla madre dal cordone ombelicale, era in terra. Come tocco finale gli avevano sparato in testa.
Il marito di Evelina era stato trucidato con i suoi fratelli qualche metro più in là.

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