Fine Impero

genna-copertina Il cielo sfonda l’azzurro, è un’iride che vede tutto, al centro è il sole pallido, a cui si sono votati tutti popoli che abbiano installato un regno sul pianeta. I loro imperi sono finiti sempre, per sempre.
Si può spendere ogni propria forza soltanto per vedere cosa accade alla fine del regno, ansiosi di osservare abbattersi su di noi la sanzione definitiva.

È sempre difficile riuscire a scrivere due righe su un romanzo di Giuseppe Genna, non capisco mai se la colpa di averci capito poco sia la mia o la sua.
La sensazione è quella di aver di fronte l’opera di un grande scrittore e di non essere un lettore adeguato.

È stato il caso anche di questo Fine Impero, pubblicato nel 2013.

A fine impero è possibile descrivere soltanto. Non rappresentare, non troppo fingere.

Non c’è una parola fuori posto, non una virgola inadeguata, spesso sembra di leggere una poesia in prosa.
Ma fino a metà romanzo non avevo capito dove volesse andare.

Si muore sempre alla fine, è questa la banalità orrenda. E certo che finisce. Finiscono gli imperi, a maggior ragione gli umani.

UNO – Il protagonista che ha perso la cosa più importante che un uomo possa perdere.
I primi capitoli narrano la storia a ritroso, ti spiazzano.

DUE – Passano alcuni anni, lui si ritrova embedded nel mondo della moda. Conosce lo Zio Bubba, il maestro di cerimonie dei festini dell’Italia fine impero e conosce il proprietario del paese, la decadenza impersonificata, l’Imperatore che non riesce a finire.

Nello spettacolo è noto a tutti che questo è un mondo di perversi fine impero.

Tutto si svolge nella capitale dell’impero, Milano, e nella sua periferia più decadente, la Brianza.

La Brianza è un limbo tossico, è il primo segmento del convoglio ad alta velocità occidentale i cui binari conducono alla voragine e alla grande scossa, è la polena dal volto orrendamente deturpato e installata sulla prora della nave occidentale, ormai votata allo schianto oceanico.

TRE – E come in un cerchio perfetto, la fine.

Ci fu un tempo in cui il fenomeno umano addebitava alla vita il peso di un valore: questo forse verrà detto in un futuro quando ritroveranno arrugginite le scatole di latta che furono auto, la gomma dei pneumatici disciolta nell’asfalto spaccato da vegetali di ogni specie.

Con GiuGenna ci proverò ancora ed ancora, vediamo chi la spunta.
Intanto lo ringrazio per avermi fatto ritrovare un personaggio indimenticabile della TV privata lombarda degli anni ’80 come Lucio Flauto.

Su Anobii 3 stelline.

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4 commenti su “Fine Impero

  1. Pina ha detto:

    Si direbbe una Brianza metafisica. Pina.

  2. Giuseppe Genna ha detto:

    Figata!!!! Sono intercettato a palla!!!! Grazie, Marco: è tutto esattamente come scrivi :* Oh: la spunti tu, lo scrittore perde sempre, vince il lettore: il testo è suo!!!

    • Mohawk ha detto:

      Sei diventato la mia sfida personale, qualche romanzo di pausa poi affronterò qualcos’altro di tuo.
      Devo scegliere tra Catrame e Non toccare la pelle del Drago.

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