Il corpo non dimentica

Il corpo non dimenticaE lei non vuole essere raccontata da me, perché lei non mi ha scelto.
Lei è la mano intorno alla mia gola ogni mattina.
Lei e il liquido nero che fa su e giù nel mio stomaco.
Lei è la scarica che mi sveglia alle undici di ogni sera.

Poi, ad un certo punto, ti ritrovi tra le mani un libro come questo.
Mi succede almeno una volta ogni anno.
Un libro inaspettato.
No, non è un romanzo, non è autofiction, non è un’autobiografia, si avvicina più ad una confessione, ma non lo è.

Da certe cose, di preciso, non ci si riprende mai. Puoi solo salutarle quando le incroci in corridoio. Contare punti nella tua carne, le stelle nel tuo cielo.

Violetta Bellocchio si è disintossicata da una pesante dipendenza dall’alcol da qualche anno, ma i suoi problemi sono lontano dall’essere risolti. Soffre di attacchi di panico, sente la presenza di qualcos’altro dentro di lei, di qualcun’altra dentro di lei. Per liberarsi e prendere coscienza di questo fantasma inizia un percorso con una psicoterapeuta.

A un certo punto – metà pomeriggio – mi alzo, mi metto addosso una coperta, vado in soggiorno e guardo “ragazze nel pallone” sulla pay tv. È abbastanza divertente. Dopodiché, rimango ubriaca tre anni.

Questo libro è il racconto e il diario di quel percorso, la ricostruzione dei momenti più significativi dei tre anni in cui è rimasta ubriaca e che aveva completamente rimosso.
Per sconfiggere il fantasma che è in te devi prima farlo venire fuori, devi riconoscerlo.

Perché il corpo non dimentica, e lì, purtroppo, c’ero arrivata anch’io.

Puoi superare la dipendenza, puoi più o meno uscirne, puoi rinunciare agli alcolici, alla droga, al cibo o a qualsiasi altra dipendenza, puoi rimuovere e dimenticare, ma Il corpo non dimentica.

Ho sempre sperato che uno di questi uomini avessi un portico, una veranda che desse su una strada con gli alberi in fila, e che avrei potuto respirare l’aria del mattino seduta lì fuori, e avrei guardato la vernice scrostata, i punti in cui si solleva del legno.  Poi, non so. Probabilmente lui mi portava il caffè in una tazza col manico.

Ho conosciuto Violetta nel luglio del 2009, in occasione del Festival Narrazioni Liberi Tutti a Poggibonsi, eravamo seduti vicini, intorno allo stesso tavolo, alla cena nella quale erano presenti gli scrittori ed i musicisti che avevano animato la serata, io ero l’unico infiltrato. Scopro adesso che era uscita dalla dipendenza da 4 anni, era comunque un pesce fuor d’acqua, non so se era evitata da tutti, ma mi sembrava la meno integrata nel gruppo dei presenti.
Una ragazza bella ed interessante.
Acquistai il suo primo romanzo Sono io che me ne vado e la ritrovai ad una sua presentazione a Perugia qualche mese dopo.
Una rivelazione. Devo rileggerlo e riparlarne qui.

Pensate che niente possa minacciarvi se tenete piedi dentro la linea.
La dipendenza è rinunciare alla linea.
Noi accettiamo di diventare dipendenti da qualcosa perché la dipendenza e vita allo stato più puro: la dipendenza è sangue e ossa e seme e acqua, denti e sudore, pelle, fuoco; la dipendenza ci fa stare in ginocchio davanti a qualcosa che non capiamo.  È difficile smettere perché è impossibile accettare che niente ci farà sentire mai più così; che la fiamma ci ha liberato.

Quando ho iniziato la lettura de Il corpo non dimentica gliel’ho comunicato con un tweet, la sua risposta è stata: buona fortuna, mangia dopo.

Il linguaggio è direttissimo, tagliente. Sì ha la netta sensazione che sia stato scritto di getto, come se fosse un blocco di appunti, con i ricordi, le sensazioni, le sconfitte e le vittorie fermate nel momento stesso in cui sono tornate alla luce.
Violetta sta scrivendo per se stessa, ma sta parlando a noi lettori.

Ho l’obbligo di segnalarvi che in questo momento sto alzando la mano in attesa che veniate tutti qui a darmi il cinque.

Un libro importante per chi lo ha scritto, importante per chi vuole capire cosa ci sia dietro e dentro una persona che sta vivendo una dipendenza o che sta soffrendo per uscirne.
Un libro importante per tutte le persone che ci stanno provando.
Un libro scritto da una donna e che da uomo penso di aver capito solo in parte.

Per questo, oggi, a me non manca il sapore di nessun alcolico; a me manca il momento. Mi manca l’emozione fisica di un collasso, della mia testa che gira intorno al punto di non ritorno, in cerchi sempre più stretti e veloci, come fa l’acqua con lo scarico del lavandino; e mi manca la piccola immagine formata da pelle e carne e sangue e ossa, nel momento in cui li sto lasciando.

Su Anobii 5 stelline.

 

 

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5 commenti su “Il corpo non dimentica

  1. clobosfera ha detto:

    Un bellissimo ricordo di quel festival e di quella serata 🙂

  2. flofflo ha detto:

    Sembra davvero forte, un pugno nello stomaco… ma mi attira proprio per la sua crudezza. Per indagare le profondità di certe dipendenze, forse, essere diretti è l’unica via…

  3. […] di difficoltà.  Linguaggio tagliente e diretto, senza mezze parole come dice giustamente Mohawk nella sua recensione. Man mano che si procede si capisce, o perlomeno si cerca di capire, quanto dolore deve aver […]

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