Amianto, una storia operaia

Alegre-amianto Una sola fibra d’amianto e tra vent’anni sei morto.

Il 28 aprile è la giornata mondiale delle vittime dell’amianto ed è anche il giorno migliore per scrivere due righe sul libro che ho finito di leggere proprio ieri, Amianto, una storia operaia di Alberto Prunetti.

Non è un saggio sulla situazione dell’amianto in Italia, ma è la storia della vita di Renato, il babbo di Alberto, operaio tubista che ha passato la sua vita in fabbrica, in diverse fabbriche italiane, con la saldatrice in mano, respirando veleno tutti i giorni. La storia della vita di Renato intrecciata alla storia della vita di Alberto, la storia di una famiglia operaia, la storia dei sogni di un operaio.

Un libro eccezionale, un ibrido che mescola saggistica e narrativa, mai pesante, spesso divertente, purtroppo drammatico.

Ho conosciuto Alberto l’anno scorso a Siena, ha solo 4 anni meno di me, la storia del su’ babbo potrebbe essere la storia del mi’ babbo.

Non sono bravo a scriver recensioni, concludo usando le parole di Wu Ming 1Se uno legge Amianto e non gli arriva la botta, vuol dire che ha la testa sbagliata e si è messo il cuore sotto le scarpe. Vuol dire che i padroni lo hanno lavorato bene.

Su Anobii 5 stelline

Sette anni di prepensionamento sono sette anni fuori dal giogo del lavoro, Sono sette anni di vita, sono sette anni senza essere esposti alle nocività, ad altro amianto, altro piombo, altri metalli pesanti. Sette anni possono salvarti la vita, interrompendo la deriva cellulare di un organismo spinto oltre i limiti della biologia nel nome della produttività, nel nome dei lavori di merda che i padroni fanno fare a noi chiedendoci poi sacrifici, flessibilità, docilità e gratitudine. Sette anni e avrebbe potuto vedere il Livorno in serie A. Andate in culo, ma di cuore, per sette anni, per sette anni sette, mille volte sette anni vi maledico, dal padroncino fino ai vertici della classe industriale italiana. Tutta gente che se per sbaglio gli stringi la mano ti devi ricontà i diti p’esse sicuro di avecceli tutti, ‘sti ladri.

 

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