Arimo

Qualche anno fa, quasi 15 anni fa, scrissi il testo di questa canzone.
In quel periodo avevo in testa i Noir Desir.
Quindi me la immaginavo ipnotica con mille chitarre disturbate.
Con gli Sdemoika del tempo non siamo mai riusciti a dargli un senso, al batterista di allora non piaceva.
Con gli Sdemoika di adesso le cose sono cambiate.
Non è il classico stile Sdemoika, non c’entra nulla con i NoirDez, ma secondo me non è male.
E la grande novità è che la canto io.

L’abbiamo suonata live un paio di volte.
Il video è registrato alla Darsena di Castiglione del Lago nel gennaio 2020.

Arimo

Fondamentale non perdere il filo
molto importante trattieni il respiro
forse ricordi non sei più un bambino

Ritmo incalzante non lo puoi fermare
ti batte in testa fino a farti male
forse anche oggi troppo da fare

Fai la tua scelta sei sempre più teso
forse hai sbagliato non ti guardi indietro
comunque vada hai perso il sorriso

Calmo e tranquillo
Io non gioco più

Fondamentale non stare seduto
molto importante ancora un minuto
forse ricordi hai un po’ esagerato

Arimo

Non mi basta ti sussurra all’orecchio
non ti basta per guardarti allo specchio
non ti basta per sentirti più vecchio

Calmo e tranquillo
Io non gioco più

I soliti impegni da multitaskare
Le solite cose che non sai finire
I soliti sguardi solo da rubare
Il solito tempo che non puoi fermare

Calmo e tranquillo
Io non gioco più

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Arimortis, spesso abbreviata in arimo [à-ri-mo] — tanto che la versione estesa è spesso sconosciuta ai parlanti — è un’espressione utilizzata prevalentemente in Lombardia ed in particolare nelle province di Milano, Brescia, Bergamo, in Brianza e nell’Alto mantovano nonché in Piemonte; è convenzionalmente in uso tra i bambini durante i loro giochi allo scopo di invocare una sospensione del gioco e/o attività in corso per piccoli “incidenti” quali stringa slacciata, richiamo materno per merenda et similia. È l’equivalente del time-out negli sport agonistici.

Appunti ritrovati

Sistemando un raccoglitore contenente un infinità di carta inutile ho ritrovato un appunto che scrissi nel periodo in cui giravo per la provincia di Siena a caccia di monumenti e lapidi.

La carneficina è stata profonda, capillare.
Quando arrivi in un borgo sperduto, semi abbandonato, con cartelli “Vendesi” a quasi tutte le poche case, non ti chiedi se qui c’è una lapide, ma ti chiedi solo dove è nascosta.
Puoi solo sperare che non sia dentro la piccola chiesa dal portone serrato.
Poi vedi una piccola strada che entra nel bosco, quasi un sentiero.
In fondo riconosci quello che potrebbe essere un piccolo cimitero.
Il cancello arrugginito è chiuso solo da una catenella senza lucchetto.
Qualche tomba ha i fiori quasi freschi, appassiti dal calore di queste giornate di inizio estate.
Cerchi tra le lapidi più scolorite.
Ce n’è una seminascosta da un’altra più recente.
Eccola, l’ho trovata, anche questo borgo ha avuto i suoi quattro “martiri”.

Erano righe nate per essere pubblicate in questo blog.

Il lavoro di anni l’ho completato nel 2018. Come previsto ne è nato un fotolibro a mio uso e consumo. Ne sono orgogliosissimo. Non l’ha mai visto nessuno.

Al centro di una città antichissima

Al centro di una città antichissima

Rosa Mordenti

Città AntichissimaLa storia indicibile di un partigiano e di chi lo uccise.

Ho scavato con le mani in una materia dura, stratificata, che è stata viva, come un’archeologa inesperta al centro di una città antichissima; e mi sono sentita a volte come un bambino a caccia di fossili su una parete di roccia. Ne ho trovato qualcuno stupefacente.

Giudizio 4/5 ★★★★

Quarantena molotov

In queste giornate di quarantena da Corona Virus con i compagni di Alpinismo Molotov stiamo raccogliento storie di normalissime e necessarie evasioni.

AlpiMolotov

Vi rimando ai link che spiegano chi è Alpinismo Molotov e quale progetto c’è dietro queste raccolte di racconti di evasione.

In questa seconda puntata già sono presenti contributi che abbiamo ricevuto via posta elettronica da lettrici e lettori, l’invito a tutte e tutti è quello di seguire l’esempio: evadere, raccontare quello che i vostri sensi (anche il sesto) hanno percepito mentre camminavate, raccontarlo e inviarlo a info@alpinismomolotov.org

Noi ci impegniamo nel continuare a dare spazio a queste rassegne di racconti: scriviamo collettivamente la quarantena molotov.

Il mio raccontino:

– Oggi cerchiamo un sentiero nuovo, ma per arrivarci dobbiamo fare 700 metri sulla strada asfaltata in discesa, fino alla casa del Sindaco. Camminiamo distanziati, non si sa mai, speriamo di non incontrare le guardie.

Siamo fortunati. Abitiamo in un paesino di neanche 100 anime, affacciato sulla Valdichiana, incastrato tra vigne, boschi ed uliveti. Dalla piazza partono i nostri sentieri abituali, gli unici incontri possibili sono con caprioli, cinghiali e forse lupi.
L’età media in paese è altissima, se il virus arriva quassù fa una strage.

– Ecco, qua si entra nel sentiero.
– L’hai visto il Sindaco? Era in cima ad un ulivo a potare.

Siamo in 6: io, mia moglie, i nostri due ragazzi e i piccoli Zorro e Leila, i più contenti in questo periodo di quarantena, sono sempre in compagnia di qualcuno e passeggiano molto più del solito.

– Ma bello questo sentiero, non l’avevamo mai fatto.
– Guarda che spettacolo quella cascata, peccato che c’è poca acqua.

Oggi i cani non si reggono, sono sempre a caccia: sentono una pista, la piccola Leila inizia con suo guaito di richiamo, partono a testa bassa e tornano dopo qualche minuto con la lingua di fuori.

– Allora, qua dobbiamo scegliere in che direzione andare. A destra si scende al Fosso di Helm, a sinistra penso si incroci la Via dei Centauri per poi sbucare alla Baia dei Pungitopo.

Abbiamo dato dei nostri nomi di fantasia ai luoghi ed ai sentieri che percorriamo abitualmente, così per orientarci meglio, tipo: oggi sono arrivato fino all’Acquapark e poi sono sceso a Granburrone.

– È da quando abbiamo guadato il torrente che Zorro non si vede.
– Tranquilla, ci aspetterà come sempre al secondo punto di rendez-vous.

Eccoci a casa senza aver incontrato nessuno, come previsto, dopo quasi 4 km di camminata e dopo poco più di 2 preziose ore d’aria, preziosissime soprattutto per i nostri ragazzi. Loro tornano alle loro nuove attività abituali cioè l’alternanza di videolezioni e PlayStation mentre noi iniziamo a chiederci, come ogni giorno, se domani dovremo tornare a lavorare o se finalmente anche i nostri padroni si decideranno a lasciar tutti a casa.
L’importante è riuscire a tenere la mente in funzione: sapere dove siamo, perché ci siamo arrivati, come fare per uscirne e cosa fare quando prima o poi tutto sarà finito e dovremo affrontare una nuova normalità. Intanto progettiamo nuove evasioni.
I canini sono sfiniti, dovremo trovare il modo di allenarci tutti di più prima della prossima Festa Galattica di Alpinismo Molotov.

Ieri sera poco dopo le 6 qualcuno ha fatto partire l’inno nazionale. Stasera, se mi ricordo, finestre aperte, volume al massimo e mettiamo l’Internazionale.

Evasione

Bella vita e guerre altrui

Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo

Alessandro Barbero

bella vitaAccidenti, è stata molto più dura del previsto.

Sono un estimatore di Alessandro Barbero da anni, da tempi non sospetti, visto che oggi è uno dei personaggi più amati e conosciuti. Io lo ascolto e leggo dai tempi di Alle 8 della sera, su RadioDue. Il suo saggio sulla battaglia di Waterloo l’ho letto nel 2008, ed ho ascoltato infinite volte le sue conferenze in podcast, ma ero curioso di leggere questo suo primo romanzo del 1996, che tra l’altro è stato vincitore del Premio Strega.

Si narrano, sotto forma di diario, le vicende di Mr. Robert Pyle, inviato dal governo degli Stati Uniti alla corte del Re di Prussia.

Nell’arco di tre mesi il nostro protagonista si muove tra la corte di Berlino, affronta un avventuroso viaggio tra la Polonia e la Sassonia, per poi ritrovarsi nel mezzo della battaglia di Jena.

Cinquecento pagine di doviziosissimi infiniti dettagli. Barbero riesce a raccontare usi e costumi, anche i più scabrosi e divertenti, di una corte europea di inizio ottocento, entra nelle case dei popolani e dei contadini e ci porta in un campo di battaglia.

Una noia mortale.

Ho impiegato quasi tre mesi a leggerlo, davvero non pensavo di riuscire a terminarlo. Il nostro Prof. è decisamente più bravo a scrivere saggi, se penso a quanto ho apprezzato le 650 pagine di Caporetto e le 750 di Lepanto.

Giudizio 3/5 ★★★