Colla

Il discorso è che dalle nostre parti alla sera c’è proprio un cazzo da fare, bisogna pure buttare fuori un minimo di adrenalina.

Sarà il caso di farla questa cazzo di recensione di Colla, l’ho già letto da 3 mesi e non mi ricordo quasi più un cazzo, non avevo preso neanche troppi appunti.

Vorrei scriverlo così il mio commento a questo fottutissimo libro di Irvine Welsh, così come lo scriverebbero Billy, Gas Terry, Carl e Gally, i soci della corea di Edimboro, magari non ci si capisce un cazzo, preciso, magari non ci capite un cazzo voi che leggete queste righe sul blog, ma tanto siete in pochissimi a farlo e posso fottermene.

Il discorso è che non c’è storia. Una volta che una passera è stata assieme a Terence Henry Lawson, oramai resta viziata e vuole solo il meglio. Poi non gli basterà mai niente! Al limone!

Questo romanzo pazzesco racconta la vita di quattro boys, seguendoli in 30 anni della loro vita e tutto quanto.

Scritto in prima persona, dove il narratore è ad ogni capitolo uno diverso dei quattro, che spesso racconta a modo suo gli stessi fatti raccontati dal socio qualche pagina prima. Solo il finale è scritto in terza, da un qualche coglione esterno che osserva gli amici che si ritrovano dopo gli scazzi della vita che li avevano allontanati.

Ha bisogno di un po’ di carne cruda, è questo il suo problema. Questa è la differenza tra maschi e femmine. Tutte le passere che restano a digiuno, dopo diventano acide e gelose. Noi siamo diversi.

Senz’altro un libro maschilista, ma tanto le passere non contano un cazzo, sono buone solo per ficcarci dentro l’uccello. Non hanno opinioni e se le hanno non gliene frega un cazzo a nessuno.

Sono io che ti amo. Io ti tratterò bene. Basta che vieni a casa con me e scoperemo da farti sbarellare.

Si parla di calcio naturalmente e tanto, ma di tifosi che si lamano per le strade più che altro. Si parla di amicizia soprattutto, di quella vera, di quella che come una colla tiene uniti i boys nonostante tutto.

Dev’essere una merda essere vecchi. Io non diventerò mai vecchio, io no.

Si parla delle prime esperienze sessuali, dei rapporti con le donne, di matrimoni falliti e di droga, dalle pasticche che ti fanno sballare e divertire una notte a quelle pesanti che finiscono per portarti via e fotterti la vita, perché come sempre i più deboli solo con la cazzo di droga riescono ed uscire dalla merda del quartiere.

Certe volte ci serve ancora una pasticca di quelle buone per liberarci dai condizionamenti, smollarci un po’, sbarazzarci di tutte quelle rigidità dimmerda.

Terry è la macchina da sesso, Billy il più silensioso, Carl l’artista e Gally è il più sensibile di tutti. E’ come un clitoride cresciuto fino a un metro e sessantacinque e modellato in figura umana.

Avevo letto un po’ di tempo fa una raccolta di racconti, Tutta colpa dell’acido, ambientato anni dopo, dove in un racconto il protagonista è un loro professore, ma ricompaiono alcuni di loro, sicuramente N-sign, il nome che si è scelto Carl dopo essere diventato un famoso dj. Ho voluto leggere questo Colla perché a me i racconti non è che mi piacciano troppo, sono troppo corti, ma la storia di questi ragazzi edimburghesi mi aveva incuriosito, al limone!

Per quanto fosse strano, avevano un’affettività. Non erano stanchi del mondo, né snob. Avevano legami con le cose… spesso erano cose stupide, banali, ma ci tenevano.

Però adesso anche basta.

Su Anobii 3 stelline

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Il gusto della vita

Il concetto che stavo cercando di chiarire era che certi maschi vedono un culo addosso a una ragazza e fanno: però, che culo… ma quelli sono miseri dilettanti. Il concetto è che vedono solamente il culo. Un professionista, invece, controlla sempre le cosce (e i fianchi) e in che rapporto sono con il culo. Con questo metodo può valutare il totale della passerotta. Qualsiasi cogliona ci può avere un bel culo e due chiappe, ma come si completano col resto? Due belle cosce devono mettere in mostra il culo con suo vantaggio massimo. Ogni trofeo ha bisogno di un bel piedistallo. E’ il gusto della vita.

Irvine Welsh, Colla