Omaggio alla Catalogna

Omaggio alla CatalognaCi sono casi in cui conviene combattere ed essere vinti, piuttosto che non battersi per nulla.

Dopo aver letto L’arte di uccidere sulla guerra di Spagna, non potevo non rileggere per la terza volta Omaggio alla Catalogna, uno dei libri che ho amato di più nella mia fase orwelliana adolescenziale, incrocio tra romanzo, saggio e reportage giornalistico (UNO come lo definirebbero oggi i Wu Ming ed i critici del NIE).

Si sentiva diffusa nell’aria una gran fiducia nella rivoluzione e nel futuro, l’impressione d’essere improvvisamente emersi in un’era di uguaglianza e di libertà.

La guerra civile spagnola non è stata semplicemente la lotta tra libertà e dittatura, tra chi voleva la repubblica e chi il regime fascista/franchista. E’ stata anche e una lotta interna al fronte democratico, tra chi voleva che continuasse l’esperienza rivoluzionaria (anarchici e trotskisti) e chi voleva instaurare una democrazia borghese (stalinisti e socialisti).

Io ero cascato più o meno per caso nella sola comunità di qualche consistenza nell’Europa occidentale ove la maturità e l’abiura del capitalismo erano più normali dei loro opposti. (…) La solita divisione di classi della società era scomparsa a un grado quasi inconcepibile nell’atmosfera capitalistica d’Inghilterra; non c’eravamo che noi e i contadini e nessuno vedeva in alcun altro il suo padrone. Naturalmente, un simile stato di cose non poteva durare. (…) Ma durò abbastanza a lungo da esercitare il suo effetto su chiunque l’abbia provata.

George Orwell si ritrovò a combattere con le brigate internazionali, tra le fila del POUM, il partito trotskista che fu messo fuori legge proprio nel periodo in cui lo scrittore era a Barcelona. Omaggio alla Catalogna racconta l’esperienza di Orwell in Spagna, il suo arrivo nella Barcelona. rivoluzionaria, i disagi della guerra di trincea, i giorni della battaglia tra anarchici e comunisti in Catalogna, la repressione contro i trotskisti e la fuga in Inghilterra.

Ma quando vedo un vero e proprio operaio, in carne e ossa, in lotta col suo nemico naturale, il poliziotto, allora non ho più da chiedermi da quale parte debbo schierarmi.

Appassionato, difficile, distaccato, freddo, amaro. Un assoluto capolavoro.

Su Anobii 5 stelline.

L’arte di uccidere

Perché, in fondo, la guerra è questo: la mobilitazione di tutte le risorse possibili per ottenere la distruzione dell’avversario. Un fine che è impossibile conseguire senza uccidere.

La storia della guerra di Spagna come non l’avevo mai letta, ricostruita giorno per giorno, battaglia per battaglia, ricostruita con l’attenzione di uno storico documentatissimo.

La storia della resistenza di Madrid: Nei quartieri popolari si organizzano manifestazioni con cartelli che dicono “No Pasaràn“. E’ una vera grande ribellione civile, che nessuno si aspettava.

La storia delle controverse decisioni di Franco che non puntava tanto a vincere la sua guerra, ma soprattutto a sterminare il nemico, la Repubblica, con il colpevole appoggio della Chiesa.
Quello che si sta costruendo è un regime nazional-cattolico con panni fascisti. I vescovi hanno firmato un manifesto in cui certificano il carattere di crociata dalla guerra condotta da Franco e condannano all’inferno tutti coloro che difendono la causa della Repubblica.

La storia del fascismo italiano e del nazismo tedesco determinanti per la vittoria dei ribelli, la storia delle democrazie europee colpevoli di essere rimaste a guardare la democrazia spagnola affogare nel suo sangue.

Franco continua a non fare manovre: affronta il nemico con la mitraglia e il petto dei suoi uomini.

Una bella Storia. Una lettura difficile questo L’arte di uccidere di Jeorge M. Reverte.

Su Anobii 4 stelline.