JFK

E per concludere la mia fase Kennedyana mi sono visto anche il film di Oliver Stone, che in tutti questi anni non avevo mai visto.

Sul film assolutamente niente da dire, bellissimo.

Però riflettevo sull’America e soprattutto sugli Americani.

Sono quasi patetici gli Americani, loro ci credono davvero alla giustizia ed alla verità; si scandalizzano, lottano per arrivare alla verità.

Rispetto a noi Italiani sono però dei dilettanti, solo noi sappiamo gestire la nostra coscienza da veri professionisti: abbiamo svariate stragi delle quali oramai i processi hanno accertato tutto, pur senza aver mandato in galera nessuno, sappiamo che sono state stragi di stato, ma non ce ne frega proprio niente.

Libra

La lettura di 22/11/’63 mi ha incuriosito, praticamente non sapevo niente della storia dell’assassinio di Kennedy, ed allora eccomi in biblioteca a prendere in prestito questo Libra di Don DeLillo.

Era tutto così strampalato. Era troppo, ecco cos’era. Ognuno era una spia o un burattino o un elemento prezioso, o un sosia, un corriere o un rinnegato, oppure aveva rapporti con almeno una di queste figure.

Bella la struttura del romanzo, con capitoli che alternativamente parlano della storia della vita di Lee H. Oswald e di quella del presunto complotto. La vita di Lee viene percorsa a tappe significative, da quando è adolescente, mentre quella del complotto viene raccontata quasi giorno per giorno, da aprile. Le due vicende si ricongiungeranno negli ultimissimi capitoli, quando oramai siamo a Dallas, nel novembre di quel 1963.

Bella la struttura, ma difficile star dietro ai vari personaggi di questo Libra che per metà è un classico romanzo corale, dove lo stile di DeLillo complica le cose, dove spesso bisogna rileggere i dialoghi più volte per capire chi è che sta parlando e con chi.

E’ stato però bello ritrovare Lee e Marina che già conoscevo dal racconto che ha fatto di loro Stephen King, non puoi non affezionarti a quei due ragazzi e soprattutto al più famoso capro espiatorio della Storia.

E poi Lee era della Bilancia proprio come me

Quelli della bilancia. Alcuni sono positivi, padroni di sé, equilibrati, con la testa a posto, saggi e rispettati da tutti. Altri invece sono negativi, cioè piuttosto instabili, impulsivi. Tanto, ma tanto, ma tanto influenzabili. Propensi a spiccare il salto pericoloso. In entrambi i casi, la chiave è l’equilibrio.

(…) Lui in cuor suo si crede un fedele compagno di sinistra. Ma è anche uno della Bilancia. Capace di vedere l’altra faccia. E’ pieno di contraddizioni.

La ricerca dell’equilibrio e la lotta tra le sue contraddizioni sono una delle chiavi di lettura di Libra.

C’è qualcosa che ci tengono nascosto. Qualcosa che non sappiamo. E non finisce qui. C’è sempre dell’altro. E’ in questo che consiste la storia. Nella somma totale delle cose che ci tengono nascoste.

Su Anobii 3 stelline.

22/11/’63

Perché il passato non vuole essere cambiato. Il passato è inflessibile.

Ecco, anche questo 22/11/’63 di Stephen King per me è un capolavoro.

Sì può tornare nel passato per cambiarlo? Ne varrebbe la pena? Il futuro, o meglio il presente, sarebbe migliore?

Queste sono le domande fondamentali alle quali King cerca di rispondere, ma ho sempre la sensazione che usi l’intreccio come pretesto per parlare anche d’altro, in questo caso dell’America a cavallo tra gli anni ’50 e i ’60, dei suoi difetti, ad esempio del razzismo e del rapporto tra uomo e donna, ma anche dei suoi sapori  e profumi e soprattutto lo fa con nostalgia.

Volevo trascorrere anni e anni nel passato? No. Però volevo tornarci. Non fosse altro che per sentire Little Richard quand’era ancora un eroe da classifica. O salire su un volo Trans World senza dovermi togliere le scarpe e passare in un metal detector. E volevo un’altra rootbeer.
E chi non vorrebbe assaggiare una rootbeer dopo aver letto questo romanzo?

L’omicidio di JFK fa da sfondo a tutto questo ed il fatto che la storia narrata  sia quella ufficiale e non quella complottista sembra più una scelta narrativa di comodo, è più funzionale alla storia.

Non sono un Kinghiano e neanche un esperto, ma mi è sembrato grande anche il lavoro di traduzione di Wu Ming 1, sicuramente il linguaggio è più giovane e scorrevole che in altri romanzi che ho letto.

Non sono mai stato un uomo facile alle lacrime dice King nella prima riga del suo romanzo, neanche io, la mia lacrima l’ho lasciata per la sua ultima riga.

Su Anobii 5 stelline.