L’Armadio della vergogna

larmadiodellavergogna L’armadio, l’Armadio della vergogna, aveva le ante, chiuse a chiave, rivolte verso il muro. Su un grande registro, in ben 2273 voci, era annotato tutto quel che conteneva o aveva contenuto. […] Quei fascicoli vengono ritrovati nel maggio del 1994 e si scopre un orribile misfatto ai danni di un intero popolo, il nostro. Ma tutto rimane immoto. L’informazione tace. Non denuncia, non si scaglia, non racconta. Tace.

Un libro sconvolgente. Così riporta in copertina, citando un famoso magistrato.
Questo L’Armadio della vergogna è molto più che un libro sconvolgente.

In queste sofferte 350 pagine Franco Giustolisi ci porta dentro l’Armadio, ci porta a scoprire la vergogna dell’Armadio. Ci racconta la storia di quei 2274 fascicoli che raccoglievano le prime indagini e i documenti riguardanti le stragi che i nazisti in fuga, attivamente aiutati dai vigliacchi fascisti italiani, hanno compiuto tra il 1943 ed il 1945 in Italia.

Quei fascicoli sono stati vergognosamente nascosti, impedendo alla giustizia di fare il suo corso, ma soprattutto impedendo la conoscenza della verità.

Si vuole dimostrare che l’insabbiamento dei crimini nazifascisti, culminato con l’Armadio della vergogna, sia la conseguenza di una difesa dei criminali italiani, della volontà di non consegnarli alla giustizia. […] Per salvare un mucchietto di criminali nostrani che aveva operato all’estero si salvano quelli che hanno operato in Italia negando la giustizia alle loro vittime.

Giustolisi non ci racconta solo la storia dell’Armadio, ma cerca di spiegarci il perché dell’Armadio. Perché tutta la politica italiana con TUTTI i partiti, era ed è colpevole di aver nascosto la verità. Oggi che l’Armadio è stato scoperto è diventata colpevole anche la stampa. I fascisti sono diventati buoni, ci hanno governato di nuovo per anni, non si può parlarne male, tutto deve essere di nuovo nascosto, dimenticato.

E se la storia dell’Armadio è sconvolgente solo per chi è un’amante della verità, la seconda parte è sconvolgente per chiunque abbia un cuore. Vengono ripertate le storie di tante di quelle stragi, con i documenti dell’epoca, le testimonianze, le interviste, i racconti dei testimoni. Forse tutti hanno sentito parlare di Marzabotto, qualcuno anche di Sant’Anna di Stazzema, ma sono solo alcune delle stragi fasciste. In questi post avevo già pubblicato alcuni di questi brevi racconti.

Tutto fini nell’Armadio della vergogna. Nascosto per non turbare il nuovo sistema di alleanze. Nascosto per cercare di cancellare le gravissime responsabilità dell’Alto comando italiano.

Su Anobii 5 stelline.

Questo libro lo avevo letto alcuni mesi fa, ma non avevo mai trovato l’occasione e la forza per scrivere qualcosa. Purtroppo l’occasione è venuta con la notizia che ieri, 10 novembre, Franco Giustolisi è morto all’età di 89 anni. Poche righe su qualche sito di news, poi tutto tornerà nell’oblio.

Si può solo ringraziare la prima persona che ha scoperchiato la vergogna.

Chi legge queste righe trovi la forza di leggerlo, per non dimenticare.

Né il falso appello alla concordia e alla pacificazione nazionale, né le false promesse di democrazia e di ordine, né lo spudorato “volto nuovo” del fascismo facciano dimenticare… gli anziani ricordino, i giovani sappiano.

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Venti giorni

da L’Armadio della Vergogna, di Franco Giustolisi

 Le è stata dedicata una piazza di Sant’Anna di Stazzema. Sulla lapide è scritto “Anna Pardini, la più piccola dei tanti bambini che il 12 agosto 1944 la guerra ha qui strappato ai girotondi”. Era nata il 23 luglio di quell’anno. Aveva 20 giorni quando la mamma, Bruna Farnocchi Pardini, la prese in braccio per l’ultima volta. Gli assassini avevano obbligato una moltitudine dolente, terrorizzata a schierarsi davanti al muro di una casa. Di fronte avevano piazzato una mitragliatrice. Da servente al prezzo fungeva un traditore. Cominciò il crepitio. Bruna cadde a terra, insieme ad Anna. Non si rialzò più. La piccola, alla quale i colpi avevano tranciato le gambe, sopravvisse solo per poco più di una settimana, come la sorellina Maria.

Evelina

da L’Armadio della Vergogna, di Franco Giustolisi

Sant’Anna di Stazzema, 12 agosto 1944. Alle tre di notte fu sicura che il suo terzo figlio stava per nascere. Il marito era fuori casa da qualche ora per badare alle bestie. Allora Evelina Berretti Pieri prego una vicina di chiamarne la levatrice. Ma fu più veloce la colonna del capitano Antonio Galler. Prima di arruolarsi nelle SS costui faceva il fornaio. Ma cambio mestiere: fu lui a far da ostetrico. O uno dei suoi uomini. L’ex rabbino di Roma Elio Toaff, sfollato da quelle parti, corse a vedere cos’è successo a Sant’Anna. Sulla piazza della chiesa c’era un cumulo di cadaveri (poi, solo lì, ne conteranno 132) bruciati. Nella penombra della sera intravide una donna seduta su una sedia. Era Evelina. L’avevano sventrata. Il feto di quel piccolo essere mai nato, ancora legato alla madre dal cordone ombelicale, era in terra. Come tocco finale gli avevano sparato in testa.
Il marito di Evelina era stato trucidato con i suoi fratelli qualche metro più in là.

Così imparano

Era una tipica serata di maggio. Maggio del 1944. Due ragazze o, meglio, due bambine: Diana Nuccilli, 12 anni, e Maria De Santis, la cugina, che di anni ne aveva appena uno in più, erano da poco tornate dalla funzione in onore della Madonna.
Sedevano, al tramonto, sugli scalini davanti alla loro abitazione, nella parte vecchia di Tagliacozzo, dietro la via Valeria. Attendevano la cena che in casa stavano preparando con l’impasto di farina e acqua per fare i tagliolini. Un filo di luce arrivava dalla porta socchiusa. Un barlume. Una meteora. Un’ombra. Passò il sergente delle SS Martin Gupp, accompagnato dal fervente collaborazionista maresciallo dei carabinieri Gatti. Il nazista estrasse la pistola e sparò. “Così imparano a rispettare il coprifuoco”, commentò il fascista. Diana fu uccisa, Maria rimase gravemente ferita. È ancora viva, ma non vuole che le si parli di quel giorno.

da L’Armadio della Vergogna di Franco Giustolisi

Certo che sarebbe meglio fare letture leggere, magari romanzi di azione e avventura.
Ma non posso farci niente, ci sono certe cose che non si possono non sapere.

E così leggo questo saggio. Dovrebbe essere libro di testo nelle scuole.

Oramai non potrà più esserci giustizia. Che almeno ci sia la memoria.