Maledette piramidi

La religiosità non si addice a un sommo sacerdote: ne inficia il giudizio, lo corrompe. Mettiti a credere in qualcosa, e tutta la faccenda diventa una farsa. Non che avesse nulla contro la fede. La gente ha bisogno di credere negli dèi, se non altro perché è molto difficile credere nella gente. Gli dèi sono necessari. Lui si limitava a chieder loro di non dare fastidio e di lasciargli fare a modo suo.

Proprio bellino questo Maledette piramidi di Terry Pratchett che pare sia stato un famoso (io non l’avevo mai sentito nominare) scrittore inglese che unisce sapientemente scrittura comica e fantasy.

 

Gli dèi sono sempre stati affascinati dall’incredibile capacità che hanno gli uomini di dire, sempre, la cosa sbagliata al momento sbagliato.

Ambientato in un mondo fantastico, chiamato Mondo Disco, che assomiglia tantissimo al “nostro” antico Egitto. Il giovane protagonista, che si ritrova ad essere anzitempo il Faraone, dovrà affrontare varie surreali avventure e soprattutto si troverà ad interrogarsi sul rapporto con gli dèi e le istituzioni religiose. La religione non ne esce troppo bene, ma non conosco abbastanza l’autore per poter dire se la sua critica sia riferita solo alla religione egiziana.

Quello che ci vuole, in momenti simili, è un segno. Una sorta di libretto di istruzioni. Il guaio della vita è che non hai modo di far pratica, prima di viverla sul serio.

Divertente, ma forse mi aspettavo qualcosina in più.

Su Anobii 3 stelline.