Le voci della sera

image_bookDecisi di scrivere una recensione diversa.

Non era poi molto lungo questo romanzo – disse – erano solo poco più di cento pagine.

Ma che ne sai tu di quante pagine erano – dissi io – non l’hai neanche letto.

C’hai ragione – disse – l’ho solo ascoltato, però è un po’ come averlo letto – disse.

Certo che quella che l’ha letto Ad Alta Voce era proprio brava – disse – com’è che si chiamava?

Si chiamava Sandra Toffolatti – dissi io.

A me comunque – disse – la storia di questa Elsa e di tutti quegli altri personaggi m’è proprio piaciuta – disse.

È vero – dissi io – sembra la storia di una normale famiglia nell’Italia di provincia a cavallo della guerra – dissi – però questa  scrittrice, la Natalia Ginzburg, la fa diventare proprio appassionante.

Ma secondo te – disse – c’è qualcuno che la capisce questa recensione? – disse.

La capisce solo chi ha ascoltato la lettura – dissi io – che magari si immagina anche le voci.

E dove si trova questa lettura? – disse.

Chi vuole la trova al link che pubblico in fondo – dissi io.

Certo che quelli di Radio Tre – disse – sono proprio bravi.

E quante stelline gli diamo? – disse.

Tre – dissi – gli voglio dare tre stelline.

E così terminai questa strana recensione e pubblicai il link alla pagina di Radio Tre.

 

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Sono diventato famoso

Alberto direbbe: Babbo, sei diventato famoso!

Quando Alessio è tornato dalla sua gita scolastica mi ha riportato una maschera.
Io l’ho fotografata e l’ho postata qui: Aspettando l’Armata e su Twitter.

Questa foto è stata poi utilizzata dagli organizzatori per creare la locandina della presentazione che i Wu Ming terranno proprio oggi (24 aprile) a Milano.

locandina wuming day

Dopo aver comprato l’Armata dei Sonnambuli, da bravo maniaco, mi sono fatto una foto con la maschera e il libro in mano.
Poi l’ho postata qui: Zó Bòt!!! e su Twitter.

Ai Wu Ming è piaciuta, hanno detto che faccio paura e l’hanno inserita come immagine in un loro post che parla del romanzo e non solo: Well done.

Qualche giorno dopo il quotidiano online toscano PaginaQ l’ha poi utilizzata per parlare di: Radio Roarr presenta i Wu Ming.

Oggi RadioTre l’ha pubblicata sul suo profilo Twitter per annunciare la presenza in studio dei Wu Ming: Radio3Tweet

Non sono diventato famoso, ma queste sono piccole soddisfazioni.
E presto il mio Scaramouche colpirà ancora.

Memoria

In questa giornata in cui siamo sommersi da banalità e dove tutti si sentono in diritto di dire la loro sul Giorno della Memoria, io cerco di non essere da meno ed aggiungo le mie banalità.

La mia prima riflessione prende spunto da un intervento fatto su RadioTre a Fahrenheit, una decina di giorni fa, da Elena Loewenthal che ricordava come il GdM non nasce per ricordare gli Ebrei (né in quanto tali, né in quanto vittime) ma nasce per ricordare il giorno in cui l’Armata Rossa entrò nel campo di Auschwitz, il momento in cui non ci furono solo vittime e carnefici, ma per la prima volta ci furono testimoni esterni.

Il GdM è nato non per ricordare gli Ebrei, ma per ricordare quello che successe in quegli anni in Europa e soprattutto in questo paese, perché in Europa c’eravamo anche noi Italiani.
Ci riguarda perché eravamo coinvolti direttamente, perché tante delle persone morte nei campi di sterminio ci sono arrivate grazie alle leggi razziali italiane.
E’ da qui che bisognerebbe partire per capire quello che è successo, parlandone anche e soprattutto nelle scuole.

Riflettevo poi sul perché il GdM non sia entrato poi tanto nei nostri cuori e susciti sempre infinite discussioni.
Secondo me bisognerebbe parlare delle vittime dello sterminio non in quanto Ebrei, ma in quanto Persone.
Bisognerebbe ricordare il fatto che il Nazismo tedesco, aiutato dal Fascismo italiano, abbia deciso di sterminare qualche milione di persone e solo in un secondo momento porsi il problema di chi erano quelle persone e di come furono scelte.
Verrebbe da dire che le vittime non erano solo persone di razza/religione ebraica, ma c’erano anche tanti oppositori politici, zingari, omosessuali eccetera. Questo però sarebbe il solito discorso da comunista (cosa che io sono, fra l’altro).
Continuando a mettere l’accento su Ebrei uniche vittime si aumenta a dismisura lo storico vittimismo ebraico e si aumenta di conseguenza la altrettanto storica “antipatia” che suscitano gli Ebrei.
Alla fine si rischia di cadere sempre sul solito discorso: ma se tutti, da sempre, ce l’hanno con gli Ebrei allora vuol dire che se lo meritano! E se questa rimane una battutaccia (che io stesso faccio spesso) poco male, ma se diventa pensiero comune il rischio è che alla fine la Storia possa anche ripetersi.

Oddio quanto ho scritto, sembra di sentirmi parlare!

Quindi per concludere: questo Giorno della Memoria va bene, ma che serva per ricordare che i Nazifascisti europei, una settantina di anni fa, sterminarono qualche milione di altri cittadini europei.

Bisogna spostare il riflettore dalle vittime ai carnefici.

Non so se si è capito quello che volevo dire, ci ho provato.

Utopia a misura d’uomo

moni ovadiaOggi a Fahrenheit su Radiotre ho ascoltato un intervista a Moni Ovadia che presentava il suo ultimo libro Madre Dignità.

Riporto qui sotto un piccolissimo estratto del suo intervento che ho subito trascritto (ascolto in podcast e riesco a trascrivere quello che sento).

 

Non aggiungo nessun commento, devo ancora rifletterci.

 

Dove cade la rivoluzione è proprio sulla questione della pena di morte, cioè nel momento in cui afferma i diritti, nega contestualmente il diritto fondamentale, il diritto alla vita. Si fa prendere la mano dal furore di mettere in atto a tutti i costi delle idee che diventano a questo punto rigide, non tengono conto della fragilità umana, dei limiti e della necessità che l’utopia sia a misura d’uomo e non l’uomo a misura di utopia e poi avvengono queste derive che conosceranno quasi tutte le rivoluzioni.

Alice nel paese delle meraviglie

A farci compagnia durante la prima metà del nostro viaggio in Romania c’è stato Aldo Busi con la lettura Ad Alta Voce della sua traduzione di Alice nel paese delle meraviglie.
Sembrerà strano ma non conoscevo la storia di Alice, mi è sempre stata antipatica, ma questa lettura è stata favolosa, ed il buon Busi ce l’ha fatta diventare quasi simpatica.

La tregua

Avevamo resistito dopotutto, dopo l’anno di lager, di pena e di pazienza, dopo l’ondata di morte seguita alla liberazione, dopo il gelo e la fame e il disprezzo, dopo le malattie e la miseria, dopo i trasferimenti insensati per cui ci eravamo sentiti dannati a gravitare in eterno attraverso gli spazi russi come inutili astri spenti, dopo l’ozio, eravamo in risalita dunque in viaggio all’insù, in cammino verso casa…

 

Ho letto Se questo è un uomo un anno e mezzo fa, e grazie a Radiotre e alle sue letture Ad alta voce, ho ascoltato adesso La tregua, di Primo Levi, magnificamente letto dalla voce graffiante di Valentina Carnelutti che si merita la mia immagine di copertina.

Dopo il Lager si torna a casa, si riparte da Auschwitz subito dopo la liberazione e si segue il giovane protagonista nelle sue avventure nell’Europa dell’est con altri reduci ed altri pezzi di varia umanità, nella ricerca di un modo per tornare in Italia.

La ripresa della vita dopo l’esperienza annullante del campo di sterminio, un’infinita serie di fantastici ritratti, una serie di situazioni tragicomiche, un superbo uso della lingua italiana.

Sarà che amo leggere ad alta voce, ma certi libri forse, ascoltandoli e basta, sono ancora più belli.

Su Anobii 4 stelline.