Cell

Cell_by_Stephen_King[1]Dunque è così che ci comportiamo. E’ così che funziona quando tutto va a catafascio. Quando non ci sono le telecamere in funzione.

Primo ottobre, a Boston ed in ogni altro luogo del mondo un impulso di origine sconosciuta fa impazzire chiunque utilizzi un telefono cellulare. La maggior parte degli esseri umani si trasforma in bestie feroci. La civiltà come la conosciamo noi è azzerata in un istante. Il nostro eroe, un tranquillo bostoniano ed una ragazzina formeranno un improvvisato gruppo di superstiti che cercherà di sopravvivere, di trovare i parenti ancora in vita, di capire cosa stia accadendo e come venirne fuori.

Forse questo Cell, pubblicato nel 2006, non è l’opera meglio riuscita di Stephen King, a me è mancata quell’ansia del girare pagina ad ogni costo, ricrea azioni ed ambientazioni da Zombie, deve molto a Io sono Leggenda, ma rimane molto lontano dal thriller psicologico.

Come in altre sue opere King ama analizzare come l’uomo reagirebbe di fronte ad avvenimenti estremi ed improbabili, come l’amore, l’odio e le regole base della convivenza civile possano saltare in un secondo se scompare il mondo che le ha create.

Alla base noi non siamo affatto homo sapiens. Il nostro nocciolo è la follia. La direttiva primaria è l’omicidio. Quello che Darwin per delicatezza non ha voluto dire è che se siamo diventati i padroni del mondo non è stato perché siamo i più intelligenti o nemmeno i più crudeli, ma perché siamo sempre stati i più pazzi e sanguinari figli di puttana della giungla.

Scritto benissimo, ma ho letto di meglio.

Su Anobii 3 stelline.

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I Langolieri

Alla fine sono riuscito a vedere I Langolieri, film per la TV americana, del 1995, tratto dalla raccolta di racconti Quattro dopo mezzanotte di Stephen King, che avevo letto qualche mese fa.

Durante il volo Los Angeles-Boston, poco dopo la partenza, scompaiono inaspettatamente quasi tutti i passeggeri ed i membri dell’equipaggio. Sopravvivono solo una decina di persone, che intanto stavano dormendo. Cosa è successo agli altri? Cosa è successo al resto del mondo che sembra anch’esso scomparso?

Un viaggio tra mistero, follia, fiabe per bambini e viaggi nel passato/futuro.

Non è certo la scena con i langolieri a far paura, ma come sempre quando si parla di King, è la tensione che si crea dal primo all’ultimo minuto.

Bello.

22/11/’63

Perché il passato non vuole essere cambiato. Il passato è inflessibile.

Ecco, anche questo 22/11/’63 di Stephen King per me è un capolavoro.

Sì può tornare nel passato per cambiarlo? Ne varrebbe la pena? Il futuro, o meglio il presente, sarebbe migliore?

Queste sono le domande fondamentali alle quali King cerca di rispondere, ma ho sempre la sensazione che usi l’intreccio come pretesto per parlare anche d’altro, in questo caso dell’America a cavallo tra gli anni ’50 e i ’60, dei suoi difetti, ad esempio del razzismo e del rapporto tra uomo e donna, ma anche dei suoi sapori  e profumi e soprattutto lo fa con nostalgia.

Volevo trascorrere anni e anni nel passato? No. Però volevo tornarci. Non fosse altro che per sentire Little Richard quand’era ancora un eroe da classifica. O salire su un volo Trans World senza dovermi togliere le scarpe e passare in un metal detector. E volevo un’altra rootbeer.
E chi non vorrebbe assaggiare una rootbeer dopo aver letto questo romanzo?

L’omicidio di JFK fa da sfondo a tutto questo ed il fatto che la storia narrata  sia quella ufficiale e non quella complottista sembra più una scelta narrativa di comodo, è più funzionale alla storia.

Non sono un Kinghiano e neanche un esperto, ma mi è sembrato grande anche il lavoro di traduzione di Wu Ming 1, sicuramente il linguaggio è più giovane e scorrevole che in altri romanzi che ho letto.

Non sono mai stato un uomo facile alle lacrime dice King nella prima riga del suo romanzo, neanche io, la mia lacrima l’ho lasciata per la sua ultima riga.

Su Anobii 5 stelline.

Quattro dopo mezzanotte

Ho trovato questa raccolta di racconti del 1990 a casa dei miei, ho iniziato da poco a leggere Stephen King e ne ho subito approfittato.

… si può agire in malafede solo fino a un certo punto: se si insiste troppo, si arriva quasi inevitabilmente a dover ammettere la verità o a mentire esplicitamente.

A me Quattro dopo mezzanotte è piaciuto, i racconti sono uno più bello dell’altro, ti lasciano con la giusta angoscia come solo il maestro sa fare e usano l’intreccio per parlarti di altro, di talmente tanto “altro” che ognuno può trovarci qualcosa per sé.

… è così che facciamo. Davanti ad una domanda diretta, tu saresti tenuto a rispondere. Se nessuno ci chiederà niente, staremo zitti. E’ così che ci regoliamo noi adulti. Puzza lontano un miglio di ipocrisia, suppongo, e certe volte lo è, ma questo è il nostro sistema.

Il racconto più bello? Forse il primo, I Langolieri, dopo averlo letto l’ho raccontato a mia volta in famiglia e li ho tenuti per quasi un’ora incollati alla sedia a pendere dalle mie labbra.

Che cosa succede all’oggi quando diventa ieri, che cosa succede al presente quando diventa passato. Aspetta. Morto e vuoto e deserto. Aspetta che arrivino loro. Aspetta i guardiani dell’eternità, che sono sempre all’inseguimento, per ripulire gli avanzi nella maniera più efficace che esista… mangiandoli.

Su Anobii 4 stelline.