Consegnato!

Domenica sono stato a Firenze, al CSA Next Emerson, alla mia prima presentazione de L’Armata dei Sonnambuli.

Era presente il solo Wu Ming 4, tra l’altro l’unico elemento della band che in questi miei anni di militanza ancora non avevo conosciuto di persona.

La presentazione, moderata dal buon Vanni Santoni, è stata bella ed interessante e, come sempre accade con loro, la parte più interessante è stata quella delle domande del pubblico. Non ho resistito, una domandina l’ho fatta anch’io.

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Ho poi approfittato dell’occasione per consegnare finalmente nelle loro mani il mio pluriennale lavoro.

Come già sa chi ha letto gli altri miei post, ho letto ad alta voce, e registrato, tutto il romanzo Q. Ho impiegato due anni a leggerlo ed un altro paio di anni a renderlo ascoltabile.

Il lavoro non è perfetto ed è abbastanza amatoriale, ma io sono soddisfatto lo stesso.

Naturalmente l’idea iniziale era quella di farne un audiolibro ad esclusivo mio uso e consumo, poi ho pensato di farlo ascoltare anche agli autori.

Nella foto qui sotto, fatta col cellulare e venuta malissimo, lo storico momento della consegna del cd, con gli mp3 delle 20 ore e passa di registrazione, nelle mani di Federico aka Wu Ming 4.

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Terra Ignota, Risveglio

terra ignotaE’ sempre difficile commentare quando un autore che stimi scrive un libro che non ti convince fino in fondo. Forse si legge un libro scritto da un autore che si stima le aspettative sono sempre troppo alte. Non mi aspettavo certo di avere tra le mani Il Signore degli Anelli, però forse da questo Terra Ignota, Risveglio mi aspettavo qualcosina in più.

Vanni Santoni ha scritto un romanzo fantasy, anzi per la precisione Vanni Santoni HG ha scritto il primo romanzo di una trilogia fantasy.

Romanzo di formazione, un’adolescente si lancerà nell’avventura spinta dalla ricerca dell’amica rapita e dell’amico scomparso. Da rude contadina si trasformerà in micidiale guerriera.

Alcuni misteri saranno svelati, le persone non saranno quello che sembravano all’inizio, le compagnie si formeranno e si separeranno, qualcuno morirà. I cattivi sono talmente cattivi che richiamano anche nei nomi i più cattivi di tutti, le famigerate SS. Tanti combattimenti, tanta azione, tanti richiami letterari visibili e nascosti. Si parte dal Gilgamesh babilonese (lo so perché l’ha detto Vanni, io so solo che i babilonesi sono tutti… morti!) fino a Dragon Ball passando naturalmente per Alice nel Paese delle Meraviglie che viene omaggiato anche dal nome della nostra eroina: Ailis.

Le 415 pagine scorrono veloci e Vanni riesce a tenere il lettore quasi sempre incollato alla pagina, c’è qualche calo di tensione che sfocia nell’onirico di troppo secondo me, alcune pagine le avrei saltate a pié pari. La scrittura è piacevole, l’imperfetto utilizzato in alcune fasi (il racconto dei sogni che sogni non sono) mi è sembrato però un po’ pesante ed a volte ci sono dei cambi di registro linguistico improvvisi e poco spiegabili.

Non sono riuscito a capire con gli occhi di chi è guardata la storia (c’è un termine tecnico per dire quello che ho appena detto ma non lo conosco, perdono), sembrerebbe il punto di vista di Ailis, spesso il lettore scopre il mondo insieme a lei che non si era mai mossa dalla sua piccola isola, ma a volte la descrizione di ciò che ci troviamo di fronte è assente o troppo scontata anche quando è chiaro che anche Ailis non lo conosce ed allora è come se la narrazione inceppasse un po’, come se ci fosse qualcosa che non torna. Non so se si è capito quello che ho appena scritto, non sono un critico letterario, e comunque probabilmente me ne sono accorto solo io che sono notoriamente troppo pignolo (dovrei dire che sono un rompicoglioni, ma non volevo offendermi).

Comunque il risultato finale è piacevole e leggerò sicuramente anche il seguito. Aspetto di sentire il commento di mio figlio, noto divoratore di Fantasy.

Su Anobii 4 stelline.

Per chi vuole saperne di più nel blog di Vanni Santoni ci sono i riferimenti alle recensioni vere che non ho ancora letto.

Pietra della settimana: il Giaietto

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No, tranquilli, non è una nuova rubrica.

Leggiamo intanto cosa ci dice Wikipedia:

Il giaietto o gagate è un mineraloide di origine vegetale. È una varietà di lignite, è quindi un materiale abbastanza fragile, di color nero brillante. Viene utilizzato in gioielleria per anelli, orecchini, braccialetti. Mediante un sistema di spazzolatura e pulitura acquisisce una brillantezza che non diminuisce col tempo. […] Nella lingua italiana, la parola giaietto viene usata molto raramente, e per indicare per lo più un certo tipo di nero. Appunto il nero giaietto. Viene invece trovata e ripetuta varie volte in molti romanzi inglesi o francesi, come termine di paragone o come pietra ornamentale.

Di pietre non ne capisco nulla, e penso di non aver mai sentito parlare prima del giaietto, però…

Leggo Terra Ignota e ad un certo punto il buon Vanni Santoni dice: … sulla struttura fondante dell’arena di solido giaietto. In un primo momento avevo addirittura pensato ad un refuso, ho pensato si stesse parlando di ghiaietto. In realtà proprio Vanni mi ha confermato trattarsi proprio della nostra pietra nera in oggetto

Qualche giorno dopo inizio a leggere Libera Baku Ora e ad un certo punto il caro Wu Ming 5 scrive prima: gli occhi neri sembravano pezzi di giaietto, e poi: gli occhi neri sono pezzi di giaietto

Ah, ma allora fate apposta, vi siete messi d’accordo? Direi di no, Terra Ignota è di fine 2013 mentre Libera Baku Ora risale oramai al lontano 2000!

Un caso? Ma certo che sì, però un caso abbastanza curioso da poter definire il giaietto: Pietra della settimana!

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