Dottor Futuro

Come può una certa società essere giudicata da un individuo creato da un’altra società?

In questo Dottor Futuro scritto da Philip K. Dick nel 1960, un uomo del 21esimo secolo, un medico, si ritrova inspiegabilmente nel 25esimo secolo.

La struttura sociale è completamente diversa, ma diversa è soprattutto la visione del rapporto tra la vita e la morte. Nella prima parte del romanzo, più filosofica e con poca azione, dovrà far capire inutilmente quali sono i suoi valori; nella seconda si ritroverà coinvolto in una serie di viaggi nel tempo che avranno lo scopo di cercare modificare il passato per rendere migliore il presente.

E’ sempre affascinante il tema dei viaggi nel tempo, ogni autore è libero di muoversi in assoluta libertà e qui Dick crea tanti di quei paradossi spazio temporali che il lettore dovrebbe quasi prendere appunti per poterci capire qualcosa.

Allora il passato è immutabile? Non riusciamo a comprenderlo. Alcune cose possono essere cambiate, ma non questa. Non le cose importanti!

Veloce e divertente, ma di Dick ho letto di meglio.

Su Anobii 3 stelline.

22/11/’63

Perché il passato non vuole essere cambiato. Il passato è inflessibile.

Ecco, anche questo 22/11/’63 di Stephen King per me è un capolavoro.

Sì può tornare nel passato per cambiarlo? Ne varrebbe la pena? Il futuro, o meglio il presente, sarebbe migliore?

Queste sono le domande fondamentali alle quali King cerca di rispondere, ma ho sempre la sensazione che usi l’intreccio come pretesto per parlare anche d’altro, in questo caso dell’America a cavallo tra gli anni ’50 e i ’60, dei suoi difetti, ad esempio del razzismo e del rapporto tra uomo e donna, ma anche dei suoi sapori  e profumi e soprattutto lo fa con nostalgia.

Volevo trascorrere anni e anni nel passato? No. Però volevo tornarci. Non fosse altro che per sentire Little Richard quand’era ancora un eroe da classifica. O salire su un volo Trans World senza dovermi togliere le scarpe e passare in un metal detector. E volevo un’altra rootbeer.
E chi non vorrebbe assaggiare una rootbeer dopo aver letto questo romanzo?

L’omicidio di JFK fa da sfondo a tutto questo ed il fatto che la storia narrata  sia quella ufficiale e non quella complottista sembra più una scelta narrativa di comodo, è più funzionale alla storia.

Non sono un Kinghiano e neanche un esperto, ma mi è sembrato grande anche il lavoro di traduzione di Wu Ming 1, sicuramente il linguaggio è più giovane e scorrevole che in altri romanzi che ho letto.

Non sono mai stato un uomo facile alle lacrime dice King nella prima riga del suo romanzo, neanche io, la mia lacrima l’ho lasciata per la sua ultima riga.

Su Anobii 5 stelline.