Il settimo papiro

il settimo papiroCi sono quei libri dai quali non puoi alzare la testa, perché ti appassionano, ti prendono, non puoi fare a meno di leggerli e ci sono poi quei libri che non vedi l’ora di finire, perché hai deciso di leggerli, ma in realtà vorresti leggere prima possibile qualcos’altro. Ecco, Il Settimo Papiro rientra in questa seconda categoria.

Il nostro Wilbur Smith scrive bene, altrimenti non sarebbe l’autore famosissimo che è diventato, ma scrive per chi non chiede niente di più che fatti ed avventura. Non bisogna pretendere neanche un minimo di analisi psicologica dei protagonisti e chi ama la Storia come me non deve neanche pretendere che il racconto sia coerente con i reali fatti storici. E no, neanche la geografia corrisponde a quella reale anche se parla di luoghi reali e non immaginari. Insomma, un bel libro per chi non ha pretese, ma io, si sa, pretendo sempre molto da quello che leggo.

Riposò per qualche minuto e bevve un paio di sorsi prima di passare la borraccia a Tamre. “E’ un monaco, santo cielo”, si disse. “Questo piccolo diavolo non avrà l’AIDS, no?” Comunque, pulì con cura la bocca della borraccia quando Tamre gliela rese.

Ecco, secondo me non si può accettare che, un autore letto da miloni di persone, nel 1995 non sappia ancora quali siano i modi in cui si trasmette l’AIDS, questo è terrorismo ed ignoranza.

E con questo romanzo con Wilbur Smith ho definitivamente chiuso.

Su Anobii 2 stelline.

Avevo gia letto l’anno scorso il primo capitolo della saga e scrissi un post per parlarne, questo: Il Dio del fiume. Il post era corto e insignificante, eppure è, ad oggi, il mio post più letto. Quasi ogni giorno ci capita dentro qualcuno che cerca informazioni su quel libro tramite qualche motore di ricerca. Chissà se questo avrà lo stesso fortunato futuro.

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Il Dio del Fiume

E così sono riusciti a convincermi, ho letto anch’io Il Dio del Fiume di Wilbur Smith, dopo che mezza famiglia ne era rimasta intossicata.

Certo, è scritto bene, ma non è il tipo di romanzo storico che piace a me.

Non sono un tecnico e non saprei come dirlo con precisione, ma la scrittura mi è sembrata piatta, ti tiene mediamente sulle spine, vuoi sepere cosa c’è scritto alla riga dopo, vuoi sapere come continua la storia, ma senza grossi scossoni emotivi.

E poi c’è il protagonista, lo schiavo/scriba/medico/stregone/scienziato/echipiùnehapiùnemetta Taita, in Egitto ha inventato e scoperto praticamente tutto lui. Sì, vabbé…

E comunque il suo avere un cattivo padrone è meglio che non averne, non è che sia tanto condivisibile.

Aspetterò un po’ prima di leggere altro di Wilbur Smith.

Su Anobii 3 stelline.