Ca’ Bonelli

Sono partito lo scorso fine settimana per seguire le tracce de Gli uomini pesce (Wu Ming 1: link) nel delta del Po e mi sono invece ritrovato a Mensaleri (Wu Ming 2: link)

Come Mensaleri è un paese nato per dare alloggio agli operai della cartiera Mensa, così era Bonelli che ora rivive nel borgo Ca’ Bonelli come azienda agrituristica, siamo nel comune di Porto Tolle, isola della donzella, in pieno delta del Po.

In terre rubate all’acqua per farne principalmente risaie, negli anni ’20 del novecento il borgo ospitava le abitazioni delle famiglie dei braccianti, per loro erano state costruite anche una chiesa, la scuola ed uno spaccio, come in molti altri villaggi operai nati in quegli anni e come nel Mensaleri della finzione romanzesca.

Alla fine degli anni ’50 un’alluvione causerà l’allagamento, il mare si riprenderà parte dell’isola e questa sarà la fine dell’azienda per come era conosciuta. La produzione del riso finisce, gli operai abbandonano il borgo ed il delta spesso per andare a cercare fortune (o sfortune) in altre zone d’Italia come il pavese od il vercellese dove non mancano le risaie.

Nel 2009 l’azienda rinasce come la vediamo oggi, la produzione agricola è nel tempo passata dal riso ai cereali ed al foraggio, non c’è più bisogno di centinaia di braccia ma bastano pochi mezzi più tecnologici ed il vecchio borgo è stato quasi interamente ristrutturato, sono rimaste le vecchie caratteristiche canne fumarie esterne tipiche della zona ed è diventato un Agriturismo.

È tornata la chiesa mentre la scuola e le abitazioni degli operai sono oggi comodi appartamenti per turisti.

Io c’ho trascorso 4 giorni, siamo stati bene, la zona è bellissima.

Delta del Po /1

Il delta del Po in quanto tale ve lo consiglio per un fine settimana, per una breve vacanza, per un’escursione guidata in barca o da scoprire in bicicletta. L’Argine degli Angeli. Che da Sant’Alberto, arriva fino ai lidi ferraresi, addentrandosi nelle Valli di Campotto, certe domeniche sembra una tappa del Tour de France.

Non vi dirò nulla dell’Osteria Primaro, del menu, non vi riporterò le valutazioni da Tripadvisor, della cortesia o dell’antipatia del proprietario, questa non è una guida gastronomica. La gastronomia è sopravvalutata in Italia, è un’ossessione nazionale.

Dalla trattoria potete godere ancora di un breve tratto di strada bianca ma privata, che costeggia il Reno dove si sue susseguono casette di pescatori che alzano e abbassano i bilancioni, solo casette tenute benissimo, immagino siano beato rifugio di uomini che hanno voglia di silenzi e vino del Bosco Eliceo, non di grande prestigio, ma sufficiente ad azzerare certe malinconie che a una certa età un po’ ti tormentano e un po’ ti pacificano.

Un altro campanile fantasma sta a Rivà, piccola borgata del comune di Ariano Polesine; la chiesa scomparsa non fu spazzata via da nessun cataclismo naturale, negli anni ’60 fu rasa al suolo durante lavori di rinforzo dell’argine sinistro del Po, il monumento superstite in anni recenti ha subito una disgraziata opera di restauro che ne ha in parte deturpato il fascino. Non ho comunque potuto evitare di rimanere incantato da questo enorme asparago matto piantato praticamente di fronte al castello della Mesola sulla sponda opposta del fiume, dalla parte emiliana.

Tutti i testi sono tratti da
Valle Umana di Saverio Fattori

Valle umana

Valle umana

di Saverio Fattori

Nulla in questa parte di Pianura Padana è davvero naturale, è necessaria una costante manutenzione, trucchi tecnologici di cui non siamo coscienti.

Una non guida di viaggio, come dal nome della collana in cui è pubblicato questo breve ma denso nuovo lavoro di Saverio Fattori.

È la meccanica a tenerci all’asciutto, è come se le esondazioni non siano i veri eventi eccezionali, la cosa eccezionale è vivere in queste terre asciugate inconsapevoli del miracolo tecnologico.

Saverio è nato a Molinella, in provincia di Bologna, all’inizio della valle del delta del Po. In queste ottanta pagine ci porta a fare un giro nel suo delta, nei luoghi in cui è cresciuto

Basta dare un occhio a una carta geografica e non si può che arguire che, se le previsioni dovessero avverarsi, con l’innalzamento del mare e le piogge tropicali, questa zona sarebbe tra le prime a scomparire o, meglio, a esistere ma sommersa, non adatta a insediamenti stanziali per l’uomo. Il punto non è più se succederà o no. Si tratta di capire quando tutto questo avrà corso e con quali passaggi.

Una non guida ricca di aneddoti e visioni,  narrata con lo stile di Saverio Fattori e arricchita di fotografie fatte dall’autore stesso e da disegni.

Se rimani a piedi, puoi pure crepare, i contadini sono pochi e diffidenti, parlano un misto di ferrarese e romagnolo molto simpatico, ma non è detto che debbano davvero esserlo per carattere, non lo possiamo pretendere. Non possiamo pretendere che siano gioviali per forza, che certi luoghi comuni sulla cordialità degli emiliani romagnoli siano rispettati. Se vieni da Roma o da Milano eppure da Bologna, con certi preconcetti potresti fare errori fatali. Ma a me piace rischiare, abbandonarmi, guidare in queste zone quasi desertiche, strade dritte, terre tagliate da Fossi e canalini di Scolo e irrigazione, le percorro con una sottile ansia che mi eccita.

Forse ispirato dal recente Gli uomini pesce di Wu Ming 1, che si svolge negli stessi luoghi, anche Saverio ci racconta il delta con tutti i suoi problemi presenti e soprattutto futuri.

Il loro lavoro ci ha comunque consentito di vivere una piccola epoca all’asciutto, un periodo insignificante per il Pianeta, tra due ere acquatiche. Eppure, vengo preso da un pensiero molesto: e se fosse stato meglio lasciare tutto al destino sommerso originario?

Ho visitato gli stessi luoghi anch’io, durante un cammino di più giorni lungo l’ultima parte dell’argine del Reno, nella primavera del 2023. Spero di poterci tornare presto.

Mi accovaccio sulla spiaggia deserta ingombra di legname e rifiuti, la superficie dell’acqua è quasi immobile, solo un placido moto ondoso la anima. È il mare imprezza, senza lettini e ombrelloni. C’è qualcosa di primordiale nei colori che degradano in questo grigio, di eterno. Qualcosa che ci sopravviverà comunque vada.

Breve ma densissimo. Io adoro Saverio Fattori.

Giudizio 4/5 ★★★★