Al centro di una città antichissima

Al centro di una città antichissima

Rosa Mordenti

Città AntichissimaLa storia indicibile di un partigiano e di chi lo uccise.

Ho scavato con le mani in una materia dura, stratificata, che è stata viva, come un’archeologa inesperta al centro di una città antichissima; e mi sono sentita a volte come un bambino a caccia di fossili su una parete di roccia. Ne ho trovato qualcuno stupefacente.

Giudizio 4/5 ★★★★

Quarantena molotov

In queste giornate di quarantena da Corona Virus con i compagni di Alpinismo Molotov stiamo raccogliento storie di normalissime e necessarie evasioni.

AlpiMolotov

Vi rimando ai link che spiegano chi è Alpinismo Molotov e quale progetto c’è dietro queste raccolte di racconti di evasione.

In questa seconda puntata già sono presenti contributi che abbiamo ricevuto via posta elettronica da lettrici e lettori, l’invito a tutte e tutti è quello di seguire l’esempio: evadere, raccontare quello che i vostri sensi (anche il sesto) hanno percepito mentre camminavate, raccontarlo e inviarlo a info@alpinismomolotov.org

Noi ci impegniamo nel continuare a dare spazio a queste rassegne di racconti: scriviamo collettivamente la quarantena molotov.

Il mio raccontino:

– Oggi cerchiamo un sentiero nuovo, ma per arrivarci dobbiamo fare 700 metri sulla strada asfaltata in discesa, fino alla casa del Sindaco. Camminiamo distanziati, non si sa mai, speriamo di non incontrare le guardie.

Siamo fortunati. Abitiamo in un paesino di neanche 100 anime, affacciato sulla Valdichiana, incastrato tra vigne, boschi ed uliveti. Dalla piazza partono i nostri sentieri abituali, gli unici incontri possibili sono con caprioli, cinghiali e forse lupi.
L’età media in paese è altissima, se il virus arriva quassù fa una strage.

– Ecco, qua si entra nel sentiero.
– L’hai visto il Sindaco? Era in cima ad un ulivo a potare.

Siamo in 6: io, mia moglie, i nostri due ragazzi e i piccoli Zorro e Leila, i più contenti in questo periodo di quarantena, sono sempre in compagnia di qualcuno e passeggiano molto più del solito.

– Ma bello questo sentiero, non l’avevamo mai fatto.
– Guarda che spettacolo quella cascata, peccato che c’è poca acqua.

Oggi i cani non si reggono, sono sempre a caccia: sentono una pista, la piccola Leila inizia con suo guaito di richiamo, partono a testa bassa e tornano dopo qualche minuto con la lingua di fuori.

– Allora, qua dobbiamo scegliere in che direzione andare. A destra si scende al Fosso di Helm, a sinistra penso si incroci la Via dei Centauri per poi sbucare alla Baia dei Pungitopo.

Abbiamo dato dei nostri nomi di fantasia ai luoghi ed ai sentieri che percorriamo abitualmente, così per orientarci meglio, tipo: oggi sono arrivato fino all’Acquapark e poi sono sceso a Granburrone.

– È da quando abbiamo guadato il torrente che Zorro non si vede.
– Tranquilla, ci aspetterà come sempre al secondo punto di rendez-vous.

Eccoci a casa senza aver incontrato nessuno, come previsto, dopo quasi 4 km di camminata e dopo poco più di 2 preziose ore d’aria, preziosissime soprattutto per i nostri ragazzi. Loro tornano alle loro nuove attività abituali cioè l’alternanza di videolezioni e PlayStation mentre noi iniziamo a chiederci, come ogni giorno, se domani dovremo tornare a lavorare o se finalmente anche i nostri padroni si decideranno a lasciar tutti a casa.
L’importante è riuscire a tenere la mente in funzione: sapere dove siamo, perché ci siamo arrivati, come fare per uscirne e cosa fare quando prima o poi tutto sarà finito e dovremo affrontare una nuova normalità. Intanto progettiamo nuove evasioni.
I canini sono sfiniti, dovremo trovare il modo di allenarci tutti di più prima della prossima Festa Galattica di Alpinismo Molotov.

Ieri sera poco dopo le 6 qualcuno ha fatto partire l’inno nazionale. Stasera, se mi ricordo, finestre aperte, volume al massimo e mettiamo l’Internazionale.

Evasione

Bella vita e guerre altrui

Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo

Alessandro Barbero

bella vitaAccidenti, è stata molto più dura del previsto.

Sono un estimatore di Alessandro Barbero da anni, da tempi non sospetti, visto che oggi è uno dei personaggi più amati e conosciuti. Io lo ascolto e leggo dai tempi di Alle 8 della sera, su RadioDue. Il suo saggio sulla battaglia di Waterloo l’ho letto nel 2008, ed ho ascoltato infinite volte le sue conferenze in podcast, ma ero curioso di leggere questo suo primo romanzo del 1996, che tra l’altro è stato vincitore del Premio Strega.

Si narrano, sotto forma di diario, le vicende di Mr. Robert Pyle, inviato dal governo degli Stati Uniti alla corte del Re di Prussia.

Nell’arco di tre mesi il nostro protagonista si muove tra la corte di Berlino, affronta un avventuroso viaggio tra la Polonia e la Sassonia, per poi ritrovarsi nel mezzo della battaglia di Jena.

Cinquecento pagine di doviziosissimi infiniti dettagli. Barbero riesce a raccontare usi e costumi, anche i più scabrosi e divertenti, di una corte europea di inizio ottocento, entra nelle case dei popolani e dei contadini e ci porta in un campo di battaglia.

Una noia mortale.

Ho impiegato quasi tre mesi a leggerlo, davvero non pensavo di riuscire a terminarlo. Il nostro Prof. è decisamente più bravo a scrivere saggi, se penso a quanto ho apprezzato le 650 pagine di Caporetto e le 750 di Lepanto.

Giudizio 3/5 ★★★

Podcast: 1989 Wind of change

Ho ascoltato un podcast.

Cioè, ne ascolto tanti e prima o poi scriverò qualcosa sul rapporto tra me e i podcast, forse.

Ho ascoltato un podcast in particolare che ha stimolato una mia breve riflessione, urgente.

Ho ascoltato:
1989 – Wind of change
di Riccardo Gazzaniga, edito da storielibere.fm

1989 wind of changeQuesta la presentazione del podcast:
1989: l’anno di svolta per eccellenza, una stagione di ribellione e musica, di scontri e libertà dopo la quale nulla, in Europa e nel mondo, sarà più lo stesso. La tempesta arriva da lontano: inizia con la salita al soglio pontificio di Papa Woytila nel 1978, continua con l’azione di Lech Walesa in Polonia e deflagra grazie alle mosse di Mikhail Gorbachev in Russia. Nell’estate del 1989, due mesi prima della caduta del Muro, trova anche la più improbabile delle colonne sonore: un festival che per la prima volta porta il rock occidentale al di là della cortina di ferro. Si chiama Moscow Music Peace Festival, e per due giorni ospita dentro lo stadio Lenin esaurito Bon Jovi, Motley Crue, Ozzy Osbourne, Skid Row, Cinderella e Scorpions: un evento che rappresenta per il blocco sovietico quello che Woodstock è stato per l’Occidente. E chissà se la fine dell’Unione Sovietica per come il mondo l’ha conosciuta non cominci proprio qui, mentre una rockstar americana taglia in due la folla dello Stadio Lenin e tutto il 1989.

Ascolto i podcast per intrattenermi mentre guido e per saperne di più su argomenti che non conosco.
Ecco, questo podcast è fatto molto bene, come anche gli altri di storielibere che ho ascoltato (di cui parlerò?), intrattiene benissimo e parla molto della musica che ascoltavo anch’io in quegli anni.

Questo podcast mi ha fatto capire che io, di quello che è successo nel 1989, non ne sapevo quasi nulla.

Cioè, non è che uno superimpegnato politicamente come me da giovane non sapesse che nel 1989 c’erano stati Tienanmen e la caduta del muro di Berlino, ma non ricordavo i moltissimi fatti, dettagli ed aneddoti raccontati da Gazzaniga.

Ma perché non li ricordavo? A parte il fatto che ho una pessima memoria, il vero motivo del buco totale è che io nel 1989 non c’ero.

Sono partito per il mio anno di servizio militare a fine aprile di quel 1989, giusto pochi giorni prima della protesta di piazza Tienanmen. Ho solo qualche vaga immagine di me che guardo un telegiornale in una televisione di un bar di Casale Monferrato, dove sono stato nel primo mese di naja.
Poi il vuoto.

Tutti sanno dove erano la notte in cui cadde il muro, io no. Sarò stato sicuramente in caserma, ma non lo ricordo.
Avevo staccato con il mondo esterno.

Comunque,come dicevo, il podcast è fatto molto bene, forse solo un po’ di retorica di troppo, ma lo dico da vecchio comunista. Lo stato stalinista non è mai stato un mio faro, ma ho sempre fatto il tifo per i compagni sovietici alle Olimpiadi.

L’unico problema è il fatto che Riccardo Gazzaniga è una guardia, ma ascoltandolo non ci si fa caso.

Lo trovate qui: https://storielibere.fm/1989-wind-change/

Road to Manituana / 2

I raggi del sole incalzavano il drappello, luce di sangue filtrava nel bosco.

Con calma, senza fretta.

Come già scritto, sto leggendo ad alta voce Manituana per farne un audiolibro, per me.

Lo sto leggendo dal Kindle (sì, è un prodotto Amazon, lo so) per non far sentire nella registrazione il fruscio di quando dovrei girare la pagina. Però il lettore di e-book non ti fa capire a che punto sei della lettura (sì, c’è la percentuale, ma non è la stessa cosa) non ti fa capire il piano dell’opera.

Allora ho ripreso in mano il mio librone di carta, per fare il conto dei capitoli di cui è composto il romanzo e capire quanto tempo mi ci vorrà per leggerlo e sistemarlo tutto.

Suddiviso in 3 parti, 2 intermezzi, prologo ed epilogo. In tutto sono 127 capitoli, non troppo lunghi, ma non ne leggo quasi mai più di uno alla volta. Leggo nella pausa pranzo, quando posso, non più di tre volte alla settimana. Quindi mi ci vorranno 42 settimane, tra tutto diciamo quindi un anno.
Ad oggi sono al 9%, appunto.

Con calma, senza fretta.

Nella prima pagina ho ritrovato la dedica che scrisse Luca (Wu Ming 3):
A Marco, le storie sono di tutti.

Era l’aprile del 2007, eravamo nel cortile del Palazzo delle Papesse, nel centro di Siena, era la mia prima volta ad una presentazione di Wu Ming.
In quell’occasione c’erano Giovanni e Luca.

Penso sia l’unico romanzo di Wu Ming sul quale ho una dedica.
Non sono mai stato un feticista delle copie firmate, preferisco sempre scambiare due parole con l’autore piuttosto che farmi firmare il libro.
E con gli anni e con loro di parole ne abbiamo scambiate ben più di due.