Cammini

cammini2Ho ascoltato il podcast: Cammini
di Enrico Brizzi
edito da Storie libere / Audible
20 puntate per 14 ore e 24 minuti
★★★★

 

 

Così è andato ed in nessun altro modo…

In questo bel podcast il buon Enrico Brizzi, scrittore e camminatore, racconta in maniera divertente ed appassionante alcuni dei più famosi cammini da lui effettuati. Si va dall’immancabile Cammino di Santiago alla Via Francigena, da Italica 150 a la Via degli Dei ed altro ancora.

Ascoltando questi racconti di viaggio mi è venuta ancora più voglia di intraprendere qualche cammino, se la pandemia lo permetterà quest’anno spero di riuscire a fare qualcosa.

Wild Turkey Rye

Come vuole la tradizione, peraltro appena iniziata, per il mio compleanno di ottobre 2020 mio fratello mi ha regalato una bella bottiglia di Whisky.
La sua scelta è andata su questo Wild Turkey Rye e ne sono stato felicissimo.
È il primo Rye Whiskey che entra nella mia collezione e sicuramente non sarà l’ultimo.
Il Rye si differenzia dal Bourbon dal fatto che deve essere prodotto con almeno il 51% di segale, che quindi diventa l’ingrediente principale al posto del mais, mentre naturalmente gli Scotch sono prodotti esclusivamente con malto d’orzo.
È forse la bottiglia più facile da bere che ho attualmente.

WildTurkeyRyeWild Turkey Kentucky Straight Rye Whiskey

Produttore
Wild Turkey

Nazione
Stati Uniti

Varietà
Rye Whiskey

Ingredienti
51% segale, 37% mais, 12% malto d’orzo

Gradazione
40,5%

Bel giallo dorato, profondo.
Al naso si distingue per un bel mix di aromi dolci e speziati. Vaniglia, crosta di pane e cannella. In seguito emergono note di ciliegia marasca e arancia candita. Al palato è caldo e morbido. Sensazioni accompagnate da una speziatura delicata, note di frutti freschi, mentolo e cocco in polvere. Il finale è caratterizzato da una speziatura importante e da una sensazione di calore che riscalda tutta la bocca, lasciando poi spazio ad una dolce, lunga nota di miele, vaniglia e frutta esotica. (fonte: tannico.it)

E allora le foibe?

E allora le foibe?

Eric Gobetti

EalloralefoibeQuel che accade sul confine orientale è, almeno in una certa misura, parte di una colossale “resa dei conti”, comune a tutto il continente europeo. Epurazioni violente, processi sommari, massacri anche di civili ritenuti collaborazionisti dei nazisti avvengono ovunque, alla fine della guerra.

Si è scritto molto ovunque su questo breve saggio di Eric Gobetti sulle Foibe, io non sono certo in grado di scrivere una recensione decente.
Dico solo che è una specie di brevissimo riassunto di quelle che sono oggi le conoscenze storiche sull’argomento e fa un po’ di chiarezza sulle vere cifre in gioco, ripulendole dalla retorica neofascista che sembra avere la meglio in questo periodo sui media mainstream e nelle istituzioni.

In pochissime parole ridimensiona quello che è avvenuto sul confine orientale alla fine della seconda guerra mondiale, inserendolo nel giusto contesto di ciò che stava avvenendo nello stesso momento un po’ ovunque in Europa ed in altre parti d’Italia. Condanna (non è politicamente corretto fare altrimenti) quello che è successo, giustificandolo.

Testo utilissimo per chi non conosce gli avvenimenti, utilissimo anche per la sua brevità, perché permette a chiunque di avvicinarsi al tema senza il timore di avere tra le mani un testo storico di lunga e difficile lettura.
Breve ma preciso e documentato, con una lunga ed importante bibliografia.

Io il tema un po’ già lo conoscevo, quindi non è che mi abbia svelato nulla di nuovo.

Per scongiurare il pericolo che il 10 febbraio si trasformi in una vera e propria giornata dell’orgoglio fascista occorre dunque cambiare rotta, dare un senso diverso a questa celebrazione. È necessario inquadrare la vicenda nel suo contesto, insistere sulla “più complessa vicenda del confine orientale” ricordata nel testo della legge istitutiva, evidenziare con forza la spirale di violenza che ha portato fino all’esodo, attribuire ad ognuno le proprie responsabilità, separare i caduti innocenti da chi ha fomentato l’odio e ha combattuto fino all’ultimo in nome del nazismo, distinguere le vittime dai carnefici, da una parte e dall’altra.

E’ il primo testo che leggo che mi servirà come avvicinamento al cammino che voglio percorrere questa primavera. Lockdown permettendo ho in programma 5 giorni sul Carso, ma ne scriverò prossimamente, se tutto va come spero.

Giudizio 3/5 ★★★

Spillover

Spillover
L’evoluzione delle epidemie

David Quammen

spilloverNon c’è alcun motivo di credere che l’AIDS rimarrà l’unico disastro globale della nostra epoca causato da uno strano microbo saltato fuori da un animale. […] Il Next Big One sarà causato da un virus? Si manifesterà nella foresta pluviale o in un mercato cittadino della Cina meridionale? Farà trenta, quaranta milioni di vittime?

Non ci sono molte parole per descrivere questo corposo, fantastico saggio di David Quammen.
Il giornalista del National Geografic ha compiuto un lungo viaggio alla ricerca dei tanti virus che in tutti questi ultimi anni sono riusciti a fare il salto di specie, uno spillover.

Le zoonosi di origine selvatica rappresentano la più consistente e crescente minaccia alla salute della popolazione mondiale tra tutte le malattie emergenti.

L’autore racconta nel dettaglio la nascita e l’evoluzione di alcune delle più terribili malattie emergenti: Hendra, Ebola, Malaria, SARS, Malattia di Lyme, Febbre Q, Psittacosi, Herpes B, Marburg, Nipah e AIDS. Non ha solo compiuto uno studio su queste malattie, ha intervistato e conosciuto i principali scienziati coinvolti negli studi e nelle ricerche e spesso si è ritrovato sul campo insieme a loro per capire cosa significhi in realtà andare a caccia di virus.

Fu così che mi ritrovai a catturare scimmie in un santuario nel Bangladesh nordorientale.

Tutto raccontato con il miglior stile che apprezzo mensilmente sul National Geografic, un racconto appassionante e coinvolgente unito ad una grandissima competenza.

L’idea del libro è nata nel 2000 ed è stato pubblicato nel 2012.
Naturalmente oggi è drammaticamente attuale. In ogni pagina traspare la preoccupazione dell’autore per quello che potrebbe accadere nei prossimi anni, se non fosse che dopo neanche 8 anni dalla pubblicazione qualcosa è avvenuto realmente.
Non si può certo dire che quello che stiamo vivendo da un anno a questa parte non fosse atteso e previsto.
Naturalmente in quel momento non si poteva sapere quale sarebbe stato il prossimo virus killer, un coronavirus tipo quello della SARS era tra gli indagati, ma il nemico principale sembrava essere il virus dell’influenza aviaria: H5N1

Fino a quando H5N1 è in giro per il mondo c’è potenzialità per un disastro. Ecco qual’è il vero problema. Se è presente nella popolazione umana, è teoricamente possibile che acquisisca la capacità di trasmissione diretta. E in quel caso, che Dio ce la mandi buona.

E comunque non è detto che dopo il nostro caro SARS-COV2 non arrivi presto anche qualcos’altro, se non si cambierà modo di rapportarsi al mondo in cui viviamo sicuramente poi arriveranno altri ed altri virus con altri ed altri spillover.

Giudizio 5/5 ★★★★★

 

Oban 14

Oban14Dopo due Bourbon, nel mese di settembre 2020 ho deciso di assaggiare uno Scotch. Ma quale?

Dopo averne sentito parlare nei primi 4 romanzi di Alessandro Robecchi come il whisky preferito del suo protagonista Carlo Monterossi, la mia scelta è andata subito al Oban 14 Single Malt.

E devo dire che è stata un’ottima scelta!

Morbido, lievemente torbato, un vero piacere.
Prodotto nelle Highlands da una delle più antiche distillerie scozzesi, attiva dal 1794.



 

Oban Single Malt Scotch 14 years old

Produttore
Oban Distillery

Nazione
Regno Unito

Varietà
Single Malt Scotch Whisky

Gradazione
43%

Color oro antico luminoso. Al naso iniziali sensazioni robuste di zolfo e torba, cui seguono note di fiori essiccati, di agrumi canditi e frutta secca, di malto, caramello e spezie. All’assaggio è dolce e secco, vagamente salmastro, con richiami alle note fruttate e affumicate. (fonte: bernabei.it)

Solo dopo aver assaggiato questo scotch mi sono ricordato che io nella città di Oban ci sono anche stato. Era il giugno del 2010, nella settimana che ho trascorso in Scozia con la mia famiglia, siamo passati anche per questa piccola cittadina portuale dell’Argyll, nel sud-ovest delle Highlands.
Abbiamo passeggiato un paio di ore per la città, ricordo solo tanta nebbia.
Ho però ritrovato 4 fotografie.