Quarantena molotov

In queste giornate di quarantena da Corona Virus con i compagni di Alpinismo Molotov stiamo raccogliento storie di normalissime e necessarie evasioni.

AlpiMolotov

Vi rimando ai link che spiegano chi è Alpinismo Molotov e quale progetto c’è dietro queste raccolte di racconti di evasione.

In questa seconda puntata già sono presenti contributi che abbiamo ricevuto via posta elettronica da lettrici e lettori, l’invito a tutte e tutti è quello di seguire l’esempio: evadere, raccontare quello che i vostri sensi (anche il sesto) hanno percepito mentre camminavate, raccontarlo e inviarlo a info@alpinismomolotov.org

Noi ci impegniamo nel continuare a dare spazio a queste rassegne di racconti: scriviamo collettivamente la quarantena molotov.

Il mio raccontino:

– Oggi cerchiamo un sentiero nuovo, ma per arrivarci dobbiamo fare 700 metri sulla strada asfaltata in discesa, fino alla casa del Sindaco. Camminiamo distanziati, non si sa mai, speriamo di non incontrare le guardie.

Siamo fortunati. Abitiamo in un paesino di neanche 100 anime, affacciato sulla Valdichiana, incastrato tra vigne, boschi ed uliveti. Dalla piazza partono i nostri sentieri abituali, gli unici incontri possibili sono con caprioli, cinghiali e forse lupi.
L’età media in paese è altissima, se il virus arriva quassù fa una strage.

– Ecco, qua si entra nel sentiero.
– L’hai visto il Sindaco? Era in cima ad un ulivo a potare.

Siamo in 6: io, mia moglie, i nostri due ragazzi e i piccoli Zorro e Leila, i più contenti in questo periodo di quarantena, sono sempre in compagnia di qualcuno e passeggiano molto più del solito.

– Ma bello questo sentiero, non l’avevamo mai fatto.
– Guarda che spettacolo quella cascata, peccato che c’è poca acqua.

Oggi i cani non si reggono, sono sempre a caccia: sentono una pista, la piccola Leila inizia con suo guaito di richiamo, partono a testa bassa e tornano dopo qualche minuto con la lingua di fuori.

– Allora, qua dobbiamo scegliere in che direzione andare. A destra si scende al Fosso di Helm, a sinistra penso si incroci la Via dei Centauri per poi sbucare alla Baia dei Pungitopo.

Abbiamo dato dei nostri nomi di fantasia ai luoghi ed ai sentieri che percorriamo abitualmente, così per orientarci meglio, tipo: oggi sono arrivato fino all’Acquapark e poi sono sceso a Granburrone.

– È da quando abbiamo guadato il torrente che Zorro non si vede.
– Tranquilla, ci aspetterà come sempre al secondo punto di rendez-vous.

Eccoci a casa senza aver incontrato nessuno, come previsto, dopo quasi 4 km di camminata e dopo poco più di 2 preziose ore d’aria, preziosissime soprattutto per i nostri ragazzi. Loro tornano alle loro nuove attività abituali cioè l’alternanza di videolezioni e PlayStation mentre noi iniziamo a chiederci, come ogni giorno, se domani dovremo tornare a lavorare o se finalmente anche i nostri padroni si decideranno a lasciar tutti a casa.
L’importante è riuscire a tenere la mente in funzione: sapere dove siamo, perché ci siamo arrivati, come fare per uscirne e cosa fare quando prima o poi tutto sarà finito e dovremo affrontare una nuova normalità. Intanto progettiamo nuove evasioni.
I canini sono sfiniti, dovremo trovare il modo di allenarci tutti di più prima della prossima Festa Galattica di Alpinismo Molotov.

Ieri sera poco dopo le 6 qualcuno ha fatto partire l’inno nazionale. Stasera, se mi ricordo, finestre aperte, volume al massimo e mettiamo l’Internazionale.

Evasione

Bella vita e guerre altrui

Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo

Alessandro Barbero

bella vitaAccidenti, è stata molto più dura del previsto.

Sono un estimatore di Alessandro Barbero da anni, da tempi non sospetti, visto che oggi è uno dei personaggi più amati e conosciuti. Io lo ascolto e leggo dai tempi di Alle 8 della sera, su RadioDue. Il suo saggio sulla battaglia di Waterloo l’ho letto nel 2008, ed ho ascoltato infinite volte le sue conferenze in podcast, ma ero curioso di leggere questo suo primo romanzo del 1996, che tra l’altro è stato vincitore del Premio Strega.

Si narrano, sotto forma di diario, le vicende di Mr. Robert Pyle, inviato dal governo degli Stati Uniti alla corte del Re di Prussia.

Nell’arco di tre mesi il nostro protagonista si muove tra la corte di Berlino, affronta un avventuroso viaggio tra la Polonia e la Sassonia, per poi ritrovarsi nel mezzo della battaglia di Jena.

Cinquecento pagine di doviziosissimi infiniti dettagli. Barbero riesce a raccontare usi e costumi, anche i più scabrosi e divertenti, di una corte europea di inizio ottocento, entra nelle case dei popolani e dei contadini e ci porta in un campo di battaglia.

Una noia mortale.

Ho impiegato quasi tre mesi a leggerlo, davvero non pensavo di riuscire a terminarlo. Il nostro Prof. è decisamente più bravo a scrivere saggi, se penso a quanto ho apprezzato le 650 pagine di Caporetto e le 750 di Lepanto.

Giudizio 3/5 ★★★

Podcast: 1989 Wind of change

Ho ascoltato un podcast.

Cioè, ne ascolto tanti e prima o poi scriverò qualcosa sul rapporto tra me e i podcast, forse.

Ho ascoltato un podcast in particolare che ha stimolato una mia breve riflessione, urgente.

Ho ascoltato:
1989 – Wind of change
di Riccardo Gazzaniga, edito da storielibere.fm

1989 wind of changeQuesta la presentazione del podcast:
1989: l’anno di svolta per eccellenza, una stagione di ribellione e musica, di scontri e libertà dopo la quale nulla, in Europa e nel mondo, sarà più lo stesso. La tempesta arriva da lontano: inizia con la salita al soglio pontificio di Papa Woytila nel 1978, continua con l’azione di Lech Walesa in Polonia e deflagra grazie alle mosse di Mikhail Gorbachev in Russia. Nell’estate del 1989, due mesi prima della caduta del Muro, trova anche la più improbabile delle colonne sonore: un festival che per la prima volta porta il rock occidentale al di là della cortina di ferro. Si chiama Moscow Music Peace Festival, e per due giorni ospita dentro lo stadio Lenin esaurito Bon Jovi, Motley Crue, Ozzy Osbourne, Skid Row, Cinderella e Scorpions: un evento che rappresenta per il blocco sovietico quello che Woodstock è stato per l’Occidente. E chissà se la fine dell’Unione Sovietica per come il mondo l’ha conosciuta non cominci proprio qui, mentre una rockstar americana taglia in due la folla dello Stadio Lenin e tutto il 1989.

Ascolto i podcast per intrattenermi mentre guido e per saperne di più su argomenti che non conosco.
Ecco, questo podcast è fatto molto bene, come anche gli altri di storielibere che ho ascoltato (di cui parlerò?), intrattiene benissimo e parla molto della musica che ascoltavo anch’io in quegli anni.

Questo podcast mi ha fatto capire che io, di quello che è successo nel 1989, non ne sapevo quasi nulla.

Cioè, non è che uno superimpegnato politicamente come me da giovane non sapesse che nel 1989 c’erano stati Tienanmen e la caduta del muro di Berlino, ma non ricordavo i moltissimi fatti, dettagli ed aneddoti raccontati da Gazzaniga.

Ma perché non li ricordavo? A parte il fatto che ho una pessima memoria, il vero motivo del buco totale è che io nel 1989 non c’ero.

Sono partito per il mio anno di servizio militare a fine aprile di quel 1989, giusto pochi giorni prima della protesta di piazza Tienanmen. Ho solo qualche vaga immagine di me che guardo un telegiornale in una televisione di un bar di Casale Monferrato, dove sono stato nel primo mese di naja.
Poi il vuoto.

Tutti sanno dove erano la notte in cui cadde il muro, io no. Sarò stato sicuramente in caserma, ma non lo ricordo.
Avevo staccato con il mondo esterno.

Comunque,come dicevo, il podcast è fatto molto bene, forse solo un po’ di retorica di troppo, ma lo dico da vecchio comunista. Lo stato stalinista non è mai stato un mio faro, ma ho sempre fatto il tifo per i compagni sovietici alle Olimpiadi.

L’unico problema è il fatto che Riccardo Gazzaniga è una guardia, ma ascoltandolo non ci si fa caso.

Lo trovate qui: https://storielibere.fm/1989-wind-change/

Road to Manituana / 2

I raggi del sole incalzavano il drappello, luce di sangue filtrava nel bosco.

Con calma, senza fretta.

Come già scritto, sto leggendo ad alta voce Manituana per farne un audiolibro, per me.

Lo sto leggendo dal Kindle (sì, è un prodotto Amazon, lo so) per non far sentire nella registrazione il fruscio di quando dovrei girare la pagina. Però il lettore di e-book non ti fa capire a che punto sei della lettura (sì, c’è la percentuale, ma non è la stessa cosa) non ti fa capire il piano dell’opera.

Allora ho ripreso in mano il mio librone di carta, per fare il conto dei capitoli di cui è composto il romanzo e capire quanto tempo mi ci vorrà per leggerlo e sistemarlo tutto.

Suddiviso in 3 parti, 2 intermezzi, prologo ed epilogo. In tutto sono 127 capitoli, non troppo lunghi, ma non ne leggo quasi mai più di uno alla volta. Leggo nella pausa pranzo, quando posso, non più di tre volte alla settimana. Quindi mi ci vorranno 42 settimane, tra tutto diciamo quindi un anno.
Ad oggi sono al 9%, appunto.

Con calma, senza fretta.

Nella prima pagina ho ritrovato la dedica che scrisse Luca (Wu Ming 3):
A Marco, le storie sono di tutti.

Era l’aprile del 2007, eravamo nel cortile del Palazzo delle Papesse, nel centro di Siena, era la mia prima volta ad una presentazione di Wu Ming.
In quell’occasione c’erano Giovanni e Luca.

Penso sia l’unico romanzo di Wu Ming sul quale ho una dedica.
Non sono mai stato un feticista delle copie firmate, preferisco sempre scambiare due parole con l’autore piuttosto che farmi firmare il libro.
E con gli anni e con loro di parole ne abbiamo scambiate ben più di due.

Un calcio in bocca fa miracoli

Un calcio in bocca fa miracoli

Marco Presta

Calcio in boccaSono un vecchiaccio. Dovrei dire che sono una persona anziana, come mi hanno insegnato i miei genitori per i quali chiunque, anche un infanticida antropofago, arrivato ad una certa età meritava rispetto. La verità però è che sono un vecchiaccio.

La storia di un vecchio cinico, di cui alla fine non sappiamo neanche il nome. La sua vita scorre tra un infinita serie di aneddoti, il più delle volte scollegati tra loro. Solo un paio di fili tengono legato tutto il libro, senza però riuscire a riuscire a farti appassionare alle vicende narrate.

Un po’ di interessanti riflessioni, tanto umorismo amaro, qualche battuta divertente, che fa solo sorridere. Alla fine solo triste e malinconico.

Marco Presta rimane il grande conduttore de Il ruggito del Coniglio, al quale vengono molto meglio le battute improvvisate di quelle scritte e preparate.

Giudizio 2/5 ★★

La nostra casa è in fiamme

La nostra casa è in fiamme

Malena Ernman

GretaAvrei dovuto scrivere un libro di cucina. Un libro sui biscotti e i miei compositori preferiti. O una vera autobiografia. Ricordi di una cantante.
Non avrei dovuto parlare di esaurimento, medicine e diagnosi.
Un libro carino. Magari sullo yoga. In cui di sicuro mi batto anche per simpatiche questioni ambientali: sacchetti di plastica, sprechi alimentari o qualcos’altro che non viene percepito come scomodo o pesante.
Un libro positivo che non tocchi in nessun modo argomenti come disturbi alimentari o depressioni. Oppure il fatto che in certi giorni non riesci ad alzarti dal letto perché non puoi, non vuoi o non hai le forze. Il fatto che in certi giorni pensi cose che non si possono pensare.
Non avrei dovuto scrivere un libro su come sono stata.
Non avrei dovuto scrivere un libro su come è stata la mia famiglia per lunghi periodi negli ultimi anni.
Però devo. Perché siamo stati da schifo. Io sono stata da schifo. Svante è stato da schifo. Le ragazze sono state da schifo. Il pianeta è stato da schifo. Perfino il cane è stato da schifo.
E siamo stati costretti a scriverlo. Insieme.
Perché quando ci siamo resi conto del perché stavamo così, abbiamo iniziato a stare meglio.
Siamo stati costretti a scrivere questa storia, perché siamo tra coloro che hanno ricevuto un aiuto. Abbiamo avuto fortuna e a volte credo che ne usciremo più forti. Più forti e più uniti. Lo penso spesso.
Ed è ora che tutti noi cominciamo a parlare di come stiamo. Dobbiamo iniziare a dire come stanno le cose.

Bisogna innanzitutto chiarire che questo libro non è stato scritto da Greta Thunberg come vuole farci credere Mondadori, in è realtà stato scritto dalla mamma di Greta.
Malena Ernman è una famosissima cantante lirica svedese e lo ha scritto in collaborazione con il marito Svante e le figlie Greta e Beata.

malenaQuesta è la copertina originale e come si presenta il libro in Svezia ed in altri paesi europei.
Il titolo è Scene dal cuore.

 

Mi ha sempre affascinato il personaggio di Greta, da quando ne ho sentito parlare per la prima volta nell’autunno del 2018, ascoltando RadioTre Scienza.

Ha l’età di mio figlio più piccolo ed è incredibile pensare a quello che è riuscita a costruire in un anno. Credo veramente che sarà un personaggio chiave anche nei prossimi anni e che per cambiare il futuro non si potrà fare a meno di lei.

Questo libro è scritto in prima persona da Malena e parla soprattutto di come la loro famiglia abbia affrontato le diagnosi della sindrome di Asperger, di cui è portatrice Greta, e della ADHD diagnosticata invece a Beata, la loro figlia più piccola.

Vengono descritti i problemi che hanno incontrato nella scuola e nella sanità svedese e racconta di come Greta abbia scoperto qualche anno fa, guardando un documentario a scuola, il problema del riscaldamento globale e di come ha poi condizionato il resto della famiglia trasformando tutti in attivisti per il clima.

Non è un libro che propone soluzioni concrete. O meglio, il libro propone come unica soluzione l’interruzione immediata di ogni emissione di anidride carbonica, ma è chiaramente una proposta utopistica in un sistema capitalistico come il nostro dove conta solo il profitto. Sembra che tutto sia lasciato alla buona volontà di chi ci governa e che il compito di noi cittadini sia quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e di fare pressione sui potenti.

Sappiamo bene che in realtà l’unica soluzione è quella di scardinare completamente il sistema produttivo attuale, magari con una bella rivoluzione. Ma questo non si può dire.

Rimane comunque un libro bellissimo, emozionante, scritto molto bene, fondamentale per capire dove e come nasce il fenomeno Greta Thunberg.

Giudizio 5/5 ★★★★★

Mussolini ha fatto anche cose buone

Mussolini ha fatto anche cose buone

Francesco Filippi

Mussolini cose buoneLe fake news storiche hanno lo svantaggio di essere ancorate ad un argomento specifico e la smentita di una bufala storica, una volta elaborata, ha la stessa velocità di propagazione della bugia che contrasta. Perché è importante contrastare questo particolare tipo di fake news? Perché la Storia, e il ricordo che ne deriva, hanno un peso consistente nella continua costruzione della memoria di ognuno.

Libro agile e di facile lettura che con precisione smonta tutte le bufale inventate sul regime.

Gli argomenti trattati sono più o meno: le pensioni, la previdenza, la bonifica delle paludi, la costruzione di strade e scuole, la presunta legalità, l’economia, i diritti delle donne, la conduzione della guerra, il rapporto con gli Italiani ed altro ancora.

Ricco di dati e di particolari è anche utilissimo per capire non solo cosa non ha fatto il fascismo, ma soprattutto quello che ha fatto.

Giudizio: 3/5 ★★★