Quello che stai pensando di fare è una follia, si dice, ed è vero. Se lo fai, non potrai più tornare indietro, si dice, ed è vero anche questo. Una volta partito, non potrai fermarti, si dice, e su questo non c’è il minimo dubbio.
Adesso tutto dipende di nuovo dalla sua capacità di persuadere il prossimo, e di suscitare un autentico senso di colpa. E pensa: Solo il senso di colpa potrà far funzionare il mio piano.
Quando avrà finito, il mondo intero saprà che se un innocente muore, altri innocenti devono morire insieme a lui. È l’unica espiazione davvero perfetta.
Strano romanzo, ricchissimo di temi, ma su tutti la solita questione del male, sempre centrale nei romanzi di King.
Uno dei reporter chiede: «Non c’è una differenza significativa tra un feto ucciso per volere divino e un feto distrutto da un medico?» «Dipende se si crede in Dio, e in quale Dio si crede. In ogni caso, questo Paese è una democrazia, non una teocrazia. Legga la Costituzione, figliolo.»
Ci sono due trame che si sviluppano parallele, in quella principale un uomo dichiara che per vendicare la morte di un innocente in carcere, ucciderà tredici innocenti ed un colpevole. Nell’altra un ragazzo, appartenente ad una chiesa fondamentalista, perseguita un’attivista femminista che sta facendo una tour in tutti gli Stati Uniti per promuovere la libertà di scelta delle donne nei confronti dell’aborto.
Ad unire le due storie c’è la protagonista indiscussa del romanzo, Holly Gibney, già protagonista negli ultimi lavori del Re.
La dipendenza – i comportamenti antisociali, per usare un termine da strizzacervelli – non è provocata da un trauma infantile, dallo stress o dalle pressioni sociali, è solo un’anomalia del software che scatena un comportamento distruttivo in grado di ripetersi all’infinito.
Si parla di dipendenze, di padri violenti o assenti, di aborto, di libertà di scelta, di giustizia/ingiustizia che relega nelle carceri spesso persone innocenti e si parla di sette religiose tossiche.
Le persone profondamente religiose, a qualunque fede o confessione appartengano, sono sempre in grado di trovare una giustificazione alle loro scelte in un libro sacro o nell’altro.
I cattivi sono uomini, ma le protagoniste positive del romanzo sono tutte donne: Holly che fa la detective/bodyguard; Kate che fa la femminista con la sua giovane assistente Corrie; Barbara, giovane poetessa amica di Holly; Izzy che fa la poliziotta buona e Sista Bessie che fa la cantante nera. Tutte svolgeranno un ruolo più che attivo nella vicenda, anche troppo attivo, direi improbabile.
Non è sicura, è questo a tormentarla; capita raramente che Holly sia sicura di qualcosa.
Le due storie corrono parallele ed è inevitabile che nel finale convergeranno in un modo scoppiettante (com’era quella storia delle parallele che non convergono?).
Holly non riesce a comprenderne il motivo, ma del resto gran parte dei comportamenti umani (inclusi i suoi) rimarrà sempre un mistero ai suoi occhi.
Romanzone ricco di temi sociali tutti molto cari a Stephen King, con le classiche persone ordinarie che si ritrovano in situazioni straordinarie, il lettore è al solito chiamato ad immedesimarsi per capire cosa farebbe lui nella stessa situazione.
Ricordatevelo bene. La vita è sempre la scelta da preferire, ma quella scelta appartiene alle donne.
Qualche personaggio improbabile, qualche situazione un po’ tirata per i capelli, scritto divinamente, ma di una noia mortale.
"Gli uomini fanno la propria storia, ma non la fanno in modo arbitrario, in circostanze scelte da loro stessi, bensì nelle circostanze che trovano immediatamente davanti a sé, determinate dai fatti e dalle tradizioni" Karl Marx