Postmortem

Postmortem

di Patricia Cornwell

Avevo letto Quel che rimane (il mio primo della serie di Kay Scarpetta ma il terzo in realtà) un anno e mezzo fa. Non ricordo perché iniziai dal terzo, ma tant’è.

In questi giorni Chiara Valerio col suo podcast mi ha fatto tornare la voglia di rileggere la Cornwell ed ho letto (ascoltato in realtà) il primo, questo Postmortem.

Gli schemi… cerchiamo di prevederli, ma non sempre ci riusciamo. Non sempre sono prevedibili.

Si sente che e’ un romanzo scritto a fine anni ’80, eravamo alla preistoria dei computer, non esistevano i cellulari ed anche l’esame del DNA era agli albori, strano leggerlo oggi dopo più di trent’anni.

Stile e descrizioni molto cinematografiche, pur essendo scritto in prima persona c’è pochissima introspezione, molti dialoghi e molta azione.

Quattro donne sono state violentate ed uccise, la nostra Kay, medico legale di Richmond, collabora con la polizia per scoprire il colpevole e… succederanno cose.

Ci sarebbero state riflessioni, osservazioni sui suoi attributi fisici o sulla loro mancanza. Ci sarebbero state battute goliardiche e ciniche, mentre la vittima, non l’assassino, finiva sotto processo e ogni aspetto della sua persona, del suo modo di vita, veniva esaminato, giudicato e, in alcuni casi, insozzato.

Interessante ed attualissima la riflessione su come stampa ed opinione pubblica considerano le vittime di questi crimini, la Cornwell pare sia molto attenta a questi temi.

Naturalmente non dico nulla sul finale, posso solo dire che gli americani sono menti semplici e si accontentano di poco.

Un po’ di fluido sanguigno le era uscito dal naso e dalla bocca. Un fenomeno postmortem.

Va bene, con calma leggerò (ascolterò dalla strana voce di Betta Cucci) anche i romanzi seguenti.

Giudizio 3/5 ★★★